Meteore calcistiche italiane, Capitolo II: Klaas-Jan Huntelaar

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Dici Milan pensi Olanda: della gloriosa storia rossonera la pagina più bella, ad oggi, resta comunque quella dei tulipani. Con Sacchi in panchina, Gullit, Rijkaard e Van Basten in campo, quel Milan resta uno dei candidati favoriti alla palma di “miglior squadra di sempre”. Passando per ieri in cui c’era Seedorf, arriviamo ad oggi dove troviamo il condottiero De Jong.

C’è stato un giocatore che ha fatto la sua apparizione in rossonero, qualche anno fa, sperando di percorrere le orme già solcate dai grandi. Orme forse troppo pesanti, gravose. Paragoni inarrivabili che non permettono a chi c’è oggi di scendere in campo con la giusta dose di serenità. Se poi a tutto questo si aggiungono i problemi con l’allenatore…

Huntelaar arrivò al Milan durante la sessione estiva di mercato, nel 2009. Veniva da sei mesi madrileni non entusiasmanti. Prima però, in Olanda con la maglia dell’Ajax, aveva incantato tutti con le sue magie: 105 reti in 136 partite con i lancieri.

Piccolo excursus storico, tanto per inquadrare il periodo all’interno del quale Klaas-Jan si trovò a dover lottare per un posto da titolare: via Ancelotti, dentro Leonardo e il suo 4-2-fantasia. Con l’allenatore delle due Champions lasciarono Milanello anche Maldini, Gourcuff e Kakà. Dentro un tale Thiago Silva, allora semi-sconosciuto.

Il reparto avanzato, oltre alla punta olandese, contava di giocatori validi e promesse straordinarie come Ronaldinho, Pato, Borriello, l’eterno Inzaghi, oltre a uno stimatissimo Clarence Seedorf coadiuvato a centrocampo “nientepopodimenoche” da Andrea Pirlo e Gennaro Gattuso.

Huntelaar trovò poco spazio nella prima parte di stagione. Esordì nella seconda giornata, in quel nefasto 0-4 nel derby contro l’Inter nel corso del quale prese il posto di Ronaldinho nel secondo tempo. Poco spazio per Klaas-Jan nel 4-2-fantasia: alla sua fisicità veniva preferita la sintonia tra Borriello e Ronaldinho. Dopo di Marco veniva Pippo, senza mai dimenticare Pato.

I tifosi rossoneri si ricordano della punta olandese in particolar modo per una partita. Una, una sola che bastò comunque all’olandese per mostrare le sue grandi capacità balistiche.

29 novembre 2009, Catania-Milan. Partita bloccata sullo 0-0, poco o niente da segnalare nei 90′ di gioco tranne un paio di conlcusioni di poco alte da parte di Seedorf. Una partita, due goal non bastano. Ma nemmeno sette. Qualche altra apparizione opaca, per un totale di venticinque presenze. In estate arriva Allegri che gli garantisce la sua fiducia. Poi, negli ultimi giorni, il colpo Ibrahimovic: per Klaas non c’è più spazio e viene così ceduto allo Schalke 04. Proprio l’olandese col numero 10, nel corso del secondo minuto di recupero, cerca l’altro olandese, Huntelaar, con un lancio lungo. Il numero 11 fa la sponda e serve Pato che la restituisce immediatamente a Klaas Jan, liberatosi nel frattempo dalla marcatura e pronto per calciare col mancino da fuori area: botta di collo pieno. Il tiro non era per niente angolato ma, con la complicità di un poco attento Andujar, la palla finì in rete passando sotto le braccia dell’estremo difensore etneo.

Uno a zero per i rossoneri, l’olandese si scatena in un urlo liberatorio dopo tre mesi di astinenza che avevano fatto crescere in modo incontenibile la sua innata fame di goal. Ma non finì lì. Due minuti più tardi, dentro anche Inzaghi. Klaas-Jan, galvanizzato, cerca lo scambio proprio con lui. Pippo non riesce a controllare, è disturbato da due avversari, è fuori area, spalle alla porta. Accorre Huntelaar in suo aiuto, porta via la sfera da quel parapiglia. Un controllo, un altro passo, poi si accende il genio calcistico: la punta olandese dà un bacio al pallone facendo partire una parabola irresistibile, un pallonetto magico da posizione defilata che finisce per cadere dietro le spalle di Andujar, proprio nell’angolo lasciato scoperto dal portiere.

Due stagioni più tardi metterà a segno 48 goal in 48 partite con la maglia dei tedeschi di Gelsenkirchen.

Tutti nel segno di Klaas-Jan Huntelaar.

(Qui il video della sua doppietta al Massimino: YW8MnAzQpfc)

 

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Leonardo Mazzeo

Informazioni su Leonardo Mazzeo

Leonardo sogna di diventare uno scrittore. Poi si sveglia e studia diritto. Nel tempo libero. Per il resto della giornata pensa, legge, mangia, fuma, scrive pensa, beve, pensa. Ultimamente finge si saper suonare la chitarra. C'è chi lo definisce un sognatore, un poeta, un eterno innamorato. Lui preferisce definirsi molto più umilmente un coglione. La verità, probabilmente, è nel mezzo. In poche parole, è un mezzo coglione.
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