Il carretto passava e quell’uomo gridava “gelati” (da mille euro)

Non capiamo l’autogol di Matteo Renzi, che regala visibilità alla gelateria del signor Grom. A stretto giro arriverà pure la fattura, un migliaio d’euro per un cono bigusto, senza panna montata. Beninteso non paga lui, il toscano che ha lasciato debiti a Viterbo con la sua Leopolda, ma noi contribuenti, inclusi quelli che non hanno il becco d’un quattrino.

Gli piace dar spettacolo e cominciamo a intuire perché piaceva tanto a Berlusconi questo toscano rampante che partecipò al quiz di Mike; e fortuna che l’americano Bongiorno gli poneva domande in italiano, che con l’inglese e il francese il premier de noantri non è che “svanzichi” più di tanto. Ascoltasse di più il Battisti d’epoca, che se “il carretto passava e quell’uomo gridava gelati” gli ha dato il primo spunto, il secondo potrebbe assorbirlo da “ma che disastro io mi maledico”.

Ogni sera “Techetechetè” propone l’amarcord della Rai d’un tempo, che a dirla tutta pare sia stata “costruita” sulla verve di pochi intimi, basti pensare che ogni sera c’è per lo meno un passaggio del trio Marchesini-Lopez-Solenghi e s’intravedono più loro d’un Enzo Tortora, tanto per citare il primo che viene in mente. Ovviamente non può mancare Grillo, e l’immagine d’un tempo per lo meno aiuta a capire che il genovese alzava la voce e urlava trent’anni fa esattamente come fa oggi in piazza.

Infine, sipario e chiusura sulla partita interreligiosa per la pace. Quasi in maniera ironica viene da pensare che mentre c’è chi a volte s’industria per organizzare una squadra di calcetto fra telefonate, sms ed email, fra l’altro senza neanche riuscirci (mi viene in mente il collega pugliese Marco Beltrami, le cui richieste d’aiuto su Facebook sono un grido d’allarme verso il ritorno al football amatoriale, ndr), a Roma è bastata l’idea di Papa Francesco per far sbarcare sul terreno di gioco dell’Olimpico una cinquantina di top player fra gloriosi ex e campioni del momento. Speriamo che in tribuna vip lo spazio venga destinato a portatori di handicap o a persone disagiate, povere, indigenti, e non vengano utilizzate per le consuete passerelle di politici, nani e ballerine.

Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.