Il cammino verso Santiago: da Lugo a San Roman de Retorta

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Il cammino ti smentisce sempre. Il primo giorno ti metti in viaggio alle 7.45, il secondo alle 8.10, il terzo, da Lugo, alle 9.30. Siamo rimasti in tre: il bergamasco abbandona il gruppo e va più veloce. Tu no. Il cammino, comunque, è un affare religioso. Forse anche tu stai cercando il divino ma come al solito fai un casino e mischi tutto. Per il momento hai ravvisato Dio nella voce rassicurante di Eddie Vedder che canta dal telefono di un pellegrino; nei panini al latte con la nutella che mangi senza senso di colpa la mattina e nelle storie comuni, meglio, molto meglio di quelle dei Santi. Lugo è bellissima anche la mattina con la nebbia, anche con le ginocchia fredde e a pezzi.

Hai programmato di fare 24 chilometri con una piccola deviazione. Ci resti un po’ male se tutti quelli che incroci non ti augurano un “Buen Camino” ma poi pensi ai bagnanti che occupano le “tue” spiagge in Salento in agosto: immancabilmente, auguri loro un’insolazione brutta e allora capisci e ci resti meno male. Poco dopo aver formulato questo pensiero tristo e privo di ispirazione buonista, per la via incontri Segundo.

Ha 64 anni e ne dimostra dieci di più, ti offre di sistemarti il bastone, camminate insieme per 8 chilometri, fino ad una fonte. Hai appuntato queste frasi “Mi chiamo Segundo e mia madre Segunda, ma sono l’ultimo di quattro figli” – “Devi sentire la morbidezza del legno, non solo la sua durezza” e infine “Yo hablo mucho pero me gusta el silencio”. Ora sei piena di spiritualità, vedi il sacro ovunque: persino nel grande cocomero a cui Schultz, per mano di Linus scrive ogni anno una lettera colma di propositi e speranze.

Dopo quasi 50 chilometri hai famigliarità con i suoni del cammino: i bastoni che strisciano o che battano a tempo, imprecazioni contro i propri muscoli, la conchiglia che batte sullo zaino.

La frase convinta “Siamo pellegrini” ti permette di fare cose che non faresti mai nella tua vita non a piedi: l’igiene è particolarmente un optional. Arrivi a San Roman: la tua parata di Santi sono questi spagnoli che aspettano qui, che giocano a trivial pursit, chi vince paga un polpo a Santiago. La ragazza tedesca di 19 anni non vuole farsi fotografare e disegna in continuazione, un messicano sulla settantina ti canta “O sole mio”, Vicente offre jamon a tutti, Juan fa 50 chilometri al giorno, Carlos va in bici, Alex adora la storia greco – romana, Xavi beve, bestemmia, fuma e tossisce. Tu, il paradiso, lo immagini più o meno così.

A seguire la foto gallery, qui e qui le prime due tappe.

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Giulia Maria Falzea

Informazioni su Giulia Maria Falzea

All’anagrafe ho tre nomi dal gusto vagamente religioso: Giulia Maria Benedetta, il che, crea in me parecchie confusioni esistenziali e interpretative. Infatti tre sono le sole cose su cui non nutro dubbi: non sono religiosa, sono (tristemente) di sinistra e mi piace la pasta al sugo. Vengo dal sud soleggiato e disperato insieme, ho vissuto a Bologna, Londra, Roma, Milano e Bari: tutti posti in cui mi sento a casa, sebbene sono e resto una migrante. Ecco perché quello di cui scrivo sono le storie migranti. Da bambina la mia Barbie preferita era una stangona “color di cioccolata” chiamata Dambisa, ecco perché il mio spazio su Sfera Pubblica si chiama: Vorrei la pelle nera. So cucinare, ho un cane bassotto, e coltivo relazioni sentimentali instabili. Al mio funerale deve essere suonata questa canzone: Nina Simone – Ain't Got No, I Got Life
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