Il Cammino verso Santiago: tappa a Lugo

Siamo come lumache. Lo impari già al secondo giorno di cammino osservando gli zaini degli altri. 30 chilometri di strada che iniziano con la pioggia e un po’ in ritardo rispetto a quando avevi programmato, ma va bene lo stesso. Le lumache si portano la casa sulle spalle esattamente come fai tu mentre cammini e le case somigliano alla gente che le abita. Oggi è il giorno in cui incontri la gente, hai voglia di parlare: da subito il gruppetto si compone di due sorelle pugliesi (tra cui io), un barceloneta ventenne e un bergamasco che compirà 44 anni camminando.

Eviti di fare la domanda, vale a dire del perché cammini e cosa ti aspetti camminando, nessuno lo sa davvero, tu per prima. Gli zaini che sono casa tua per i giorni in cui li porti sulle spalle hanno lo stesso carattere di chi li indossa: i nostri sono tutti raccolti in se stessi, ma all’interno scoppiano di vestiti, (persino uno per la sera) e acqua termale nei beauty. Il barceloneta ha uno zaino che sembra un asinello, carico di buste, scarpe e una conchiglia che gli pende ridanciana.

Il bergamasco è in cammino da 28 giorni, il suo zaino pesa 3 chili, porta due magliette, dei sandali e un pantaloncino. Si lamenta perché le chiese lungo il cammino sono tutte chiuse, ma dopo un paio di chilometri e un cafè con leche la piccola cattedrale di Vilabade ci accoglie come veri pellegrini. 8 minuti per farci raccontare la storia dei santi, uno in più e ci saremmo raffreddati i muscoli.

Prima di noi è arrivato Pablo, che ha degli occhi azzurri e verdi insieme e i pantaloncini da surfista: anche lui è di Barcellona. Scoprirai solo molti chilometri dopo che il viaggio dei due catalani è iniziato insieme, che erano amici ma adesso la loro amicizia è rotta definitivamente. Gli amici: te ne fai di nuovi ma poi, improvvisamente mentre il cammino è lungo, umido e pieno di asfalto, ti mancano i tuoi; con alcuni di loro non hai mai fatto 30 chilometri tutti d’un fiato, e ti mancano, sempre. Non si parla di niente, o quasi, a volte canti Laura Pausini che la conoscono tutti, poi incontri un vecchio e le sue creazioni in legno, solo 1€. Tu hai le gambe più corte degli altri ma sulle salite reggi meglio, odi le discese invece, che sono sempre più faticose. Dove hai imparato a correre più forte? Chi hai dovuto seguire e quando?

Arrivi a Lugo, ti trascini tra una maledizione e l’altra, piove di nuovo ma la città ti si para davanti con la sua signorilità. Sei un pellegrino anche oggi, hai anche la tua conchiglia. Domani vuoi tacere per un po’, forse lasciarti tutti dietro, perché da qualche parte hai imparato a camminare e vai più veloce degli altri.

Qui la prima parte del diario.

Giulia Maria Falzea

Informazioni su Giulia Maria Falzea

All’anagrafe ho tre nomi dal gusto vagamente religioso: Giulia Maria Benedetta, il che, crea in me parecchie confusioni esistenziali e interpretative. Infatti tre sono le sole cose su cui non nutro dubbi: non sono religiosa, sono (tristemente) di sinistra e mi piace la pasta al sugo. Vengo dal sud soleggiato e disperato insieme, ho vissuto a Bologna, Londra, Roma, Milano e Bari: tutti posti in cui mi sento a casa, sebbene sono e resto una migrante. Ecco perché quello di cui scrivo sono le storie migranti. Da bambina la mia Barbie preferita era una stangona “color di cioccolata” chiamata Dambisa, ecco perché il mio spazio su Sfera Pubblica si chiama: Vorrei la pelle nera. So cucinare, ho un cane bassotto, e coltivo relazioni sentimentali instabili. Al mio funerale deve essere suonata questa canzone: Nina Simone – Ain't Got No, I Got Life