Non basta un algoritmo di Facebook a salvare l’informazione

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Il rapporto tra giganti come Google Facebook e l’informazione è sempre più stretto (ce ne siamo occupati qui e qui): volenti o nolenti sono loro a dettare i tempi al giornalismo, costringendo a cambiamenti della titolazione e modificando il modo di scrivere un articolo.

L’ultima notizia è di quelle che fanno rumore, soprattutto per chi opera nel settore: Facebook ha preparato un nuovo algoritmo per il suo newsfeed con lo scopo di “penalizzare” i post acchiappa-click che stimolano la curiosità (ne vediamo tanti ogni giorno, con lanci a caratteri cubitali tipo “GUARDA QUI” o anche “INCREDIBILE! LEGGI QUI”) e che, al netto delle critiche etiche ed estetiche, riscuotono un grande successo in termini di visualizzazioni (qui un articolo che racconta bene cosa cambierà sul social network di Mark Zuckerberg) e perciò di monetizzazione. Per quanto possa risultare ingiusto, la dittatura dei numeri è attualmente l’unico metro del successo di un sito.

Insomma, Facebook cercherà di puntare sulla maggiore qualità delle notizie. Tutto risolto, dunque? Di colpo l’algoritmo salverà l’informazione? Ovviamente il cambiamento va accolto in maniera positiva, ma non basterà a salvarci dalla dannazione delle patacche spacciate per news degne di essere lette. Il gigante di Zuckerberg – essendo un’azienda che vuole fare profitti – mira sempre e solo ai numeri. E quindi torniamo a un dilemma tuttora irrisolto: non è che i lettori hanno qualche responsabilità del basso livello delle notizie (qui un post di Sfera pubblica abbastanza discusso) che circola quotidianamente sul web, rimbalzando sui media tradizionali?

L’algoritmo di Facebook, difatti, valuterà i link sulla base dell’engagement. Dunque, anche un commento critico di un utente-lettore (tipo “Questo articolo è impreciso”) genererà una interazione, che è sempre meglio rispetto a un articolo letto, magari anche condiviso nel contenuto ma non condiviso sulla propria pagina Facebook.

Senza inerpicarci in complesse discettazioni sul funzionamento di un algoritmo (che in quanto calcolatore guarda ai numeri), l’unico strumento di difesa di un sito di informazione che punta sulla qualità è quello “pedagogico” (aggettivo così démodé) e quindi di chiedere ai propri (anche pochi) lettori di favorire l’attività di sharing sui social e magari spingere a mettere i like con maggiore oculatezza e cioè solo quando trovano un post ritenuto interessante. Perché quel gesto così semplice e istintivo su Facebook ha una portata di cui nemmeno ci si rende conto…

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