Di Battista, l’Amerika, l’Isis e i benefici per il M5S

Alessandro Di Battista ha conquistato (suo malgrado?) le prima pagine dei giornali per il suo post sul terrorismo e sul fenomeno Isis. Le risposte esaustive alla sua tesi (dialogante verso i jihadisti) non sono mancate (qui e qui due esempi) ed è opportuno non ingrossare dei critici nei suoi confronti.

Insomma, il deputato del Movimento 5 Stelle ha oggettivamente venduto una patacca, pavoneggiandosi a profondo conoscitore delle dinamiche internazionali. Per qualcuno la sua uscita, rafforzata da un successivo post sul profilo Facebook, rappresenta l’ennesimo suicidio targato M5S. Ma tale interpretazione rischia di rivelarsi un clamoroso errore: Alessandro Di Battista ha in realtà ha pescato dall’antiamericanismo, condito dal complottismo, che fa molto presa su una larga parte di cittadini e quindi di elettori.

A destra come a sinistra, infatti, gli Stati Uniti sono stati visti sempre come i “colonizzatori” (salvo poi lasciarsi colonizzare di propria sponte dai prodotti di consumo, vedi gli smartphone con la mela, o dai giganti del web a cui abbiamo ceduto i nostri interessi personali a costo zero) dediti solo all’arricchimento della loro Patria. Insomma l’antiamericanismo è un tratto distintivo della cultura sociale e politica italiana contro l’Amerika degli yankee: un sentimento parzialmente mitigato di recente solo dall’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca.

Di Battista, insomma, ha parlato a un’ampia fascia di elettorato in nome di un’idea molto “5 Stelle” secondo cui la verità ufficiale è una costruzione artefatta per ingannare e soggiogare le masse. Una visione al limite del complottismo che porta con sé un fascino molto più seducente rispetto alla “noiosa e mesta realtà” (fermo restando che va coltivato un pensiero critico ma che deve sempre ancorato essere al mondo reale).

Peraltro Alessandro Di Battista, almeno per le persone alla ricerca della “verità vera”, si è candidato al ruolo di “fonte ufficiale” della controinformazione contro le “fonti fasulle” dei giornali “asserviti al potere”.

Insomma la campagna comunicativa di “Dibba” sull’Iraq e sull’Isis non ha provocato alcun danno elettorale al Movimento 5 Stelle, anzi ha rilanciato la posizione dei grillini come gli unici alfieri del Pensiero Alternativo contrapposto al Pensiero Unico.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI