Caro Mario ti scrivo

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Caro Mario,

chi ti scrive è un giovane tifoso rossonero che, circa un anno e mezzo fa, ti ha accolto con entusiasmo tra le fila dei suoi beniamini. Nell’arco di questa stagione mi sono trovato spesso a prendere le tue difese, combattendo dialetticamente con chi ti definiva un giocatore normale, accostandoti aggettivi non d’elogio e insulti vari, impossibili da scrivere. Io continuavo a dire “Aspettate, non giudicatelo. Non è lui che deve andare via, è il resto della squadra che non è all’altezza”. Continuo a pensare che tu sia un campione in potenza, ma non in atto.

Oggi leggo della tua partenza, vedo le foto della Ferrari che, con superficialità e noncuranza, lascia Milanello e i suoi tifosi. Da te, nemmeno un saluto. In perfetto stile “Balotelli”.

La tua partenza era ormai inevitabile. Il fallimento in Brasile è stata l’ultima, decisiva spinta fuori da un Paese che, calcisticamente parlando, non ti vuole e che tu non hai mai voluto fino in fondo. La tua dimensione è nell’oltremanica dove sei osannato e riverito. Lì la vita extracalcistica viene messa sempre al centro dei riflettori, ma con toni sicuramente più giocosi e meno inquisitori di quelli utilizzati dai media italiani.Prendo atto di quanto è successo e di tutti i bisogni, tuoi e del Milan. Traggo le mie conclusioni.

Te ne vai via Balo, da campione mancato. Eppure sarebbe bastato così poco. Sai, nei paragoni ti ho sempre accostato ad un giocatore, il preferito tra i miei, del quale ricordavi i colpi di genio calcistico: Ibrahimovic. Col passare delle stagioni, dei minuti in campo, ho potuto finalmente trovare il decisivo punto che vi separa, sufficiente per far capitolare in una sola volta tutti quelli che vi uniscono.

Questo è il punto: l’ambizione. Zlatan vuole essere il numero uno, intende primeggiare, vuole vincere tutto e dimostrare di essere semplicemente il migliore. Tu, no. A te va bene così, Balotelli è un giocatore normale, non un campione” parole tue, sincere e cupe, consapevoli, umili.

E, passando al Milan, era giusto cedere a certe richieste. Venti milioni son tanti, se contiamo anche il risparmio sull’ingaggio il ricavo si fa ghiotto. Ma qui non è solo questione economica.

Il club rossonero, il mio, il tuo passato, il futuro per chi arriverà, ha bisogno di un progetto. E tu con la parola “progetto” non vai d’accordo. Le responsabilità non fanno per te. Tu, prendendo in prestito termini culinari, puoi essere la ciliegina sulla torta, non il suo pandispagna. E vai bene al Liverpool che ha già un suo gruppo, una squadra avviata, strutturata nella quale il tuo talento potrà esprimersi liberamente.

Il Milan ti limitava e tu limitavi lui. Eri senza dubbio il giocatore più talentuoso in rosa, quello di spicco, il “fuoriclasse”, eccedevi in classe ed estro rispetto a tutti. Ma più su di così non potevi andare. Il Milan sarebbe rimasto vincolato ai tuoi “giorni sì”. Per il resto erano passeggiate in campo che fanno innervosire chi viene per vederti correre. E’ per quello che vieni pagato, no? Eri ormai demotivato Balo, e in campo si vedeva. Da una parte ti concedevo la mia comprensione, dall’altra ingoiavo a fatica il disappunto nel vederti così poco propenso all’impegno totale.

Si riparte toccando il fondo e cedendo le tue prestazioni, in quanto a qualità, l’abbiamo toccato. Ora il nostro undici titolare è veramente da ottavo-decimo posto, senza dubbio. Però, c’è sempre un però che in questo caso si manifesta sotto forma di occasione: reinvestire, ripartire, progettare. Tre parole che, con Balotelli in squadra, venivano escluse in partenza.

Mi lascia comunque perplesso la tempistica di questa trattativa, avviata e conclusa in pochi giorni, a ridosso della chiusura del mercato. In dieci giorni bisognerà trovare un sostituto all’altezza. Confido comunque in Galliani e nella sua straordinaria capacità di intavolare scambi ai limiti del possibile, proprio negli ultimi, frenetici giorni di calciomercato.

Ti saluto, Mario.

Ti auguro il bene e la serenità che desideri, ti auguro di vincere in maglia rossa. Sono inoltre contento della tua scelta, essendo il Liverpool la mia preferita tra le squadre estere. Per me non sei andato via del tutto. Spero di vederti sorridere, giocar bene e segnare. Perché quello sai fare, caro mio Balo. E lo sai fare anche bene.

Basta volerlo.

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Leonardo Mazzeo

Informazioni su Leonardo Mazzeo

Leonardo sogna di diventare uno scrittore. Poi si sveglia e studia diritto. Nel tempo libero. Per il resto della giornata pensa, legge, mangia, fuma, scrive pensa, beve, pensa. Ultimamente finge si saper suonare la chitarra. C'è chi lo definisce un sognatore, un poeta, un eterno innamorato. Lui preferisce definirsi molto più umilmente un coglione. La verità, probabilmente, è nel mezzo. In poche parole, è un mezzo coglione.
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