L’annoiato che annoia: la retorica del cronista

Meucci in gara a Helsinki, nel 2012

Maledetta professione, che nel tempo ha trasformato troppi “esperti di comunicazione” in impiegati statali, che dove arrivano mettono punto. Maledetta disinformazione, sportiva in questo caso, prona e prostituita al calciomercato e a reginette del selfie senza arte né parte, pseudo wags che se non fossero appiccicate come cozze a uno qualsiasi fra i ventidue in mutande che corrono dietro a un pallone sarebbero considerate sfigate e pure un po’ mignottelle.

Maledetta informazione che preferisce l’autoscatto davanti allo specchio del bagno di casa all’altro sport, quello che di colpo ci fa sentire per lo meno un attimo maratoneti versione runtastic come Daniele Meucci, oro europeo a Zurigo, o granfondisti del nuoto tipo Martina Grimaldi o Edo Stochino, oro femminile e bronzo maschile in acque libere, pure queste di stampo europeo. Siamo talmente assuefatti dal paranoico stil novo di cronisti che rischiano il fallimento mentale se non azzardano ogni quarto d’ora uno scoop di mercato, che preferiamo farci proporre dodici volte di fila l’allenamento sotto la pioggia del Milan (o quello sotto il sole della Juventus, o quello austriaco della Roma; o ancora quello dei volti nuovi interisti, o comunque l’allenamento di qualche squadra acchiappa-abbonati televisivi) tralasciando, per dirne una, l’Olimpiade dei giovani appena cominciata a Nanchino.

Maledette mancate vendite dei giornali, che poi se il risultato è questo non ci si deve meravigliare del crollo, dei licenziamenti, degli stati di crisi, delle disoccupazioni, degli stipendi dimezzati e delle fatture non pagate.

Maledetto settore che srotola i suoi dilemmi e le sue angosce, mentre resta appesa a un filo la speranza che le medaglie del nuoto non vengano sottotitolate con lo stucchevole “il cielo è azzurro sopra Berlino” visto che la capitale tedesca ospita la rassegna continentale e che nessuno vagheggi il titolo “Vince l’Italia che fatica”. Abbozziamo sulla crisi, ma non ce la meritiamo tanta pochezza di idee.

Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.