Il diritto all’oblio può riscrivere la storia?

La foto dell’arresto di Renato Vallanzasca

La notizia è ormai qualche giorno fa: Renato Vallanzasca, il criminale milanese condannato a vari ergastoli, ha avanzato richiesta di rimozione dei link da Google in nome del diritto all’oblio, ma la riflessione resta sempre attuale.

Il fatto che ha innescato una domanda più che legittima: è giusto che una persona, dal passato “difficile”, voglia “cancellare” la propria storia con un click avallato da Google? Nell’era dell’informazione globale, la sentenza della Corte europea ha posto un problema molto serio in nome della privacy. L’interpretazione della norma, infatti, rischia di rappresentare un handicap per la ricostruzione degli eventi storici. Basta una richiesta di rimozione per “riscrivere” la storia. Non proprio un buon esempio di trasmissione della conoscenza.

Magari è giusto che un utente di Internet chieda la cancellazione di uno status su Facebook o di un tweet, scritto in un momento particolare e che non rispecchia il pensiero dello stesso utente (quanto volte capita di agire di impulso, rischiando di compromettere la propria reputazione?); peraltro bisogna dare alle nuove generazioni (che sono “presenti” sul web sin dall’adolescenza) la garanzia di non rendere noti dei particolari privi di interesse pubblico (per esempio la foto di una sera di “bagordi”, pubblicata da qualche amico troppo social, o alcuni pensierini da innamorati dopo la prima cotta).

Il compito, non proprio facile, è quello di individuare il limite tra privacy e informazioni di pubblico interesse. Nel caso di un criminale, come Vallanzasca, la rimozione delle notizie rischia di trasformarsi in un’operazione di totale censura e di limitazione del diritto di informare (qui un interessante articolo de ‘Il Fatto Quotidiano’ sull’eroica resistenza di Wikipedia sulla libertà di veicolare la conoscenza). Se il diritto all’oblio deve diventare un’arma di manipolazione storica, allora è meglio sacrificare una porzione di privacy. Del resto nell’epoca dei social network abbiamo rinunciato da tempo alla “difesa” dei nostri dati personali…

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI