Riforme, eppure i sondaggi danno ragione a Renzi

Alla fine della fiera delle riforme, Matteo Renzi continua a incassare la fiducia degli italiani. Nessun canguro e nessun ostruzionismo ha infatti scalfito il consenso nei confronti del presidente del Consiglio: gli ultimi dati indicano il Pd sempre al di sopra del 40% e l’indice di gradimento dell’ex rottamatore è al 61%. Insomma, Renzi resta un valore aggiunto per il Partito democratico, nonostante la forte opposizione interna ed esterna. In estrema sintesi: i sondaggi gli danno ragione.

Un segnale chiaro che la luna di miele con gli elettori continua, facendosi beffe di una situazione economica tutt’altro che in ripresa per ammissione del ministro dell’Economia Padoan.

Qualche considerazione da fare. Se un leader conserva il consenso, superando le critiche degli avversari, vuol dire che le opposizioni non riescono a fornire una vera alternativa.

Agli occhi dell’opinione pubblica, quindi, Renzi sta facendo il meglio possibile, senza deludere (troppo) gli italiani. Nell’opposizione, pertanto, c’è evidentemente qualcosa da rivedere nel comportamento (in questo articolo avevo fornito consigli non richiesti, che potrebbero tornare ancora molto utili), poiché la sensazione generale, desunta dai sondaggi politici, è che il governo vuole cambiare le cose, mentre le opposizioni vogliono lasciare tutto invariato. Beninteso, il ragionamento non è una “sponsorizzazione” di Renzi, ma una semplice constatazione fatta leggendo i numeri forniti dagli istituti di ricerca.

In democrazia l’apporto e il rispetto delle minoranze è fondamentale, e non si deve mai cedere di fronte alla “dittatura” (scomodando addirittura il pensiero di Alexis de Tocqueville) della maggioranza, anche se questa supera il 41% dei voti. Si tratta di un principio intoccabile.

D’altra parte è pur vero che le stesse minoranze devono cercare di trasformarsi in maggioranza per cambiare le cose nel senso desiderato. Per ottenere il maggior numero di seggi questo obiettivo serve una strategia politica e comunicativa diversa da quella attuata nelle ultime settimane. Perché di fronte a un elettorato stanco di beghe, si sta offrendo uno spettacolo trito e ritrito che ha molto stufato.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI