Quando il calcio sarà morto, faremo un bel funerale

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Tavecchio insieme ad Abete

Pare un gregario pronto a tirare la volata al compagno di squadra. Solo che lui gregario non è, anzi, è presidente della Lega nazionale dilettanti e l’altro gli è nemico, per lo meno nella corsa allo scranno della Federcalcio. L’istantanea del gregario secondo noi non solo è tutt’altro che malvagia, ma calza pure a pennello a un uomo che pare stia facendo del tutto per far vincere l’avversario.

Tavecchio e Albertini, a dirla tutta già avrebbero fatto entrambi il loro tempo e adesso scansarsi sarebbe signorile viste e considerate le gaffe del settantunenne e i trascorsi da vice-Abete dell’ex mediano milanista. Invece insistono nei loro ruoli da protagonisti per caso puntando sul punto focale del “lui è peggio di me”.

Pare pure la corsa del gambero, e invece di andare avanti si torna indietro, arrovesciando le speranze di chi vagheggia stadi fantasmagorici e un football facsimile a quello inglese dove gli stadi sono avveniristici e il pubblico segue le partite con cognizione di causa puntando sulla ricerca dello spettacolo e senza lancia in resta per asfaltare gli avversari. E’ la cultura dell’“abbasso” senza “evviva”, che preferisce gossip e diatribe da scolaretti che si rubano le merendine. Gradiremmo un commissariamento, anche se non esistono i presupposti, con Gigi Riva al vertice, in attesa di trovare l’uomo giusto.

Ma “Rombo di tuono” è troppo super partes per essere chiamato in causa. E allora che vada allo sbando questo mondo-pallone, che sarà pure una delle dieci aziende che producono denaro in Italia, ma… con quale danno per le nuove generazioni. Che stanno crescendo sui campetti delle scuole calcio con gli stessi difetti degli esempi che calcano i campi dell’Italia pallonara. Ma si, dài, continuiamo così, infarcendo le pagine dei giornali di “wandenare” e le “ilariedamico” a innescar polemiche nei salotti televisivi. Quando il calcio sarà morto, faremo un bel funerale.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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