Il default dell’Italia

La bandiera sotto pressione (immagine tratta dal sito beppegrillo.it)

Il default economico non è arrivato (almeno per ora), ma l’Italia è nei fatti finita nel baratro. L’operazione salvataggio, annunciata con stile irruento da Matteo Renzi, è diventata tutta una pantomima abbarbicata intorno alla riforme.  Per una volta, però, risparmiamo la critica alla classe dirigente per rivolgerla ai cittadini nel loro complesso.

Il default dell’Italia, soprattutto quello morale, è ormai compiuto da un pezzo, probabilmente da decenni. Addirittura viene da pensare che sia nel dna. Lo si capisce dinanzi ai continui malfunzionamenti di un Paese che lasciano indifferenti gli italiani. Forse è bene ribadire quanto già detto in un precedente post: un pensionato viene “ucciso per sbaglio” e non c’è una vera indignazione. Ma restiamo nel “piccolo”, senza pensare alle tragedie.

Un ragazzino che non paga il biglietto, aggirando i tornelli, davanti a un dipendente dell’azienda di trasporti che finge di non vedere, è un gesto che non lascerà alcun segno nella storia, ma che rivela il livello di disinteresse complessivo.

Le altre persone che hanno assistito alla scena, stanno in silenzio. Nessuno si permette di far notare che è accaduto qualcosa di incivile, anche se il protagonista è un adolescente (o poco più). Peraltro l’età rappresenterebbe una sorta di aggravante: vuol dire che quell’adolescente ha già imparato a “fare il furbo“, espressione che in questo Paese equivale spesso a essere un disonesto “da ammirare”. Purtroppo, nell’Italia del default anche il lessico è corrotto. La furbizia perde il suo connotato reale e assurge a un raggiro della legge. In questo caso, oltre al disinteresse, c’è anche una dose di rassegnazione.

Quei presenti al piccolo misfatto quotidiano si rendono silenziosi corresponsabili di un inarrestabile declino, come quando tacciono davanti allo scontrino non fatto dal commerciante amico. Ed è solo un esempio che serve a sintetizzare “il tutto”, lasciando un senso di avvilimento. Perché sappiamo di essere corresponsabili.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI