Cosa sta succedendo in Libia

L’immagine è quella di una colonna di fumo che si innalza su Tripoli, capitale della Libia. E in questa foto è condensato il senso di quello che sta succedendo nel Paese: una guerra per bande. Ecco perciò una sintesi dei fatti.

Dalla caduta di Gheddafi alla fuga di Ali Zeidan

Dopo la caduta di Muammar Gheddafi, il compito di riunificare il Paese è stato affidato al governo di Ali Zeidan, il primo ministro che però è passato alla storia solo per essere stato rapito e liberato in poche ore. Il suo debole esecutivo è stato ufficialmente sfiduciato nel marzo 2014 e lui si à dato alla fuga, mentre la Libia era già in balia di varie milizie armate. Del resto il Paese si caratterizza da sempre per la presenza di circa 150 tribù che sotto il regime di Gheddafi avevano conservato una propria indipendenza.

Le tre macro regioni, la Tripolitania (occidentale), la Cirenaica (orientale) e il Fezzan (desertica), sono di fatto diventate entità autonome con l’emersione della figura di Ibrahim Jadran, l’uomo che ha tenuto bloccato i terminal petroliferi di Sidra e Ras Lanuf per quasi un anno per avere garanzia che i soldi del greggio restassero in gran parte nella Cirenaica. Da luglio la produzione è ripartita.

Il generale Haftar

L’ascesa islamista e la guerra del generale Haftar

L’ascesa islamista aveva portato alla nomina di Ahmed Miitig a capo del governo, ma il passaggio è stato giudicato illegale dalla Corte Suprema. Così il premier è diventato nuovamente al-Thani, già entrato in carica dopo la fuga di Ali Zeidan. Tuttavia, i guerriglieri islamici si sono rafforzati, conquistando posizioni, mentre il primo ministro è molto debole politicamente.

Dietro i timori dell’Egitto del presidente al-Sisi, che sta attuando una feroce repressione verso i Fratelli Musulmani, il generale Khalifa Haftar ha avviato, nel maggio 2014, delle operazioni militari a Bengasi per riportare ordine in Libia in ottica anti-islamica. I battaglioni di Haftar sono in sostanza a sostegno dell’esercito ufficiale, anche se non rispondono agli ordini del governo centrale.

Va poi precisato che c’è una serie di alleanze tra varie organizzazioni controllate dai “signori della guerra”, che comandano in alcune città (qui un approfondimento sulle varie brigate).

La situazione è precipitata dalla metà di luglio con l’inasprimento dei combattimenti anche nella capitale Tripoli e l’incendio a un deposito di carburante. Così è scattato l’invito delle ambasciate occidentali a sgomberare il corpo diplomatico presente in Libia.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI