L’Italia vista dall’estero (almeno per qualche giorno)

La bella addormentata nel bosco. Pur girando e rigirando, è difficile trovare una definizione diversa per l’Italia, quando si ha la fortuna di “staccare” e vederla dall’estero. Non c’è nulla di originale in questa etichetta, anzi appare uno stantìo luogo comune, ma è l’unica che viene in mente.

Durante la vacanza, quando proprio ti viene il prurito di informarti, ti attacchi allo smartphone per qualche minuto e dici “Fammi vedere cosa succede in Italia“. Ma è meglio non farlo: ti ritrovi sempre lo stesso scenario. Le riforme. Un déjà vu, un tema eterno della politica ma soprattutto un territorio di epici scontri che lascia una sola vittima sul terreno: la pazienza degli italiani.

Lo spettacolo è insomma lo stesso da una parte c’è chi vuole riformare, a modo proprio, dall’altra c’è chi preferisce conservare lo status quo, pur sostenendo di volere un cambiamento. Quindi c’è chi scende in piazza e parla di “colpo di Stato”, mentre il governo accusa gli oppositori di essere conservatori. Un sonno profondo.

Intanto si muore, in silenzio

L’Italia vista dall’estero, almeno per qualche giorno, non si distanzia affatto dalla lotta tra guelfi e ghibellini, due fazioni contrapposte che non vogliono dialogare. Niente di nuovo anche in questo caso. Perché il cambiamento sbandierato dai vari protagonisti è solo una parola che giace negli articoli e nei comunicati stampa, ma resta priva del significato letterale. Nella migliore delle ipotesi assomiglia a un riempitivo. Perciò diventa difficile anche proporre una diagnosi diversa dalla solita, la banalità di cui è composto anche questo articolo.

Il problema è che, appena torni in Italia, leggi di due morti sul lavoro ad Aprilia, in provincia di Latina e di un pensionato “ucciso per sbaglio” a Portici, in provincia di Napoli. E queste due notizie vengono date dai giornali – ci mancherebbe altro – ma occupano il tempo di un sospiro. Nessun titolone, nessuna indignazione, né tantomeno nessuna sollevazione popolare. Perché parla di riforme.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI