5 motivi per non paragonare Nibali a Pantani

Un italiano nell’albo d’oro del Tour de France. Vincenzo Nibali ha centrato l’impresa e ovviamente il suo trionfo è stato celebrato su tutti i media, social compresi. E immediatamente è scattato il paragone con Marco Pantani, che nel 1998 era arrivato in maglia gialla a Parigi.

Ecco 5 motivi per evitare il paragone tra Nibali e Pantani. Che condividono due cose principali: essere italiani e aver vinto la Grande Boucle.

  1. Marco Pantani è stato un golden boy, un predestinato pieno di talento esploso all’improvviso. Vincenzo Nibali ha costruito la sua solidità anno dopo anno, accettando anche la superiorità degli avversari in passato (è finito, terzo, sul podio del Tour de France di due anni fa e secondo nel 2013 alla Vuelta).
  2. Marco Pantani era un jazzista della bicicletta, un improvvisatore nato capace di assoli leggendari. Vincenzo Nibali è l’esecutore eccellente di uno spartito ben studiato, fermando restando la grandissima capacità di lettura di una corsa.
  3. Marco Pantani era un uomo da corsa a tappe, anzi di salita per cercare di vincere le corse a tappe. Vincenzo Nibali è più completo: oltre a essere fortissimo in salita, si difende bene anche a cronometro, soprattutto è un ciclista che può puntare alle grandi classiche e al Mondiale.
  4. Marco Pantani era esuberante nei suoi gesti (tipo quando gettava la bandana per indicare il momento di attaccare): il suo comportamento faceva parlare molto i media. Vincenzo Nibali è il perfetto esempio di campione antidivo: lui vuole vincere, intrattenendo con la stampa un rapporto “minimo”.
  5. Marco Pantani era uno scattista, capace di “rasoiate” con cambi di ritmo improvvisi. Vincenzo Nibali è uno regolare che demolisce gli avversari con una progressione lunga ma meno appariscente.
Vincenzo Nibali, insomma, è un campione da godersi indipendentemente dall’ultimo italiano che lo precede nell’albo d’oro del Tour de France. A lungo è stato forse sottovalutato: nonostante le vittorie di Giro d’Italia e Vuelta d’Espana, non aveva acceso la fantasia dei tifosi (eccetto gli appassionati). Adesso si è definitivamente consacrato, regalando una vittoria storica a un’Italia che ha bisogno di esempi positivi.

 

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI