Riforme: ecco la “tagliola di Renzi” per frenare l’ostruzionismo

L’opposizione, capitanata dal M5S, continua con l’ostruzionismo, facendo fronte comune contro il patto del Nazareno e il Senato dei nominati. Il Pd impone la linea dura e stringe i tempi della discussione. Ma in che modo? Tutto questo è legale? E perché si è dovuti arrivare ad una simile decisione?

Partiamo dalla definizione. Materialmente, in cosa consiste la c.d. tagliola?

La stessa rappresenta un mezzo per limitare gli interventi in aula, per stringere i tempi della decisione. C’è da tener presente che tale strumento è espressamente previsto dal regolamento del Senato (art. 55). Nulla di extra o contra legem, quindi. Non è escluso il suo utilizzo anche per una riforma costituzionale. Indi per cui, detto fatto: ecco la tagliola. La discussione avrà un “tetto” massimo di ore pari a 115 che saranno così spartite: 8 riservate alla presidenza e ai relatori, 80 per il voto, le restante venti saranno spartite in maniera proporzionale tra i partiti (al PD spetteranno 4 ore e 24 minuti, a FI 2 ore e 50, al M5S 2 ore e 15 minuti, a NCD 2 ore etc). 5 ore saranno poi lasciate a colore che parlano in dissenso dall proprio gruppo di appartenenza.

Perché il PD è arrivato ad utilizzare questo sistema che, a quanto sostiene l’opposizione, limita la democrazia?

A questa domanda ha risposto prontamente Luigi Zanda, capogruppo del PD al Senato: “Non possiamo fare le riforme essendo seppelliti di emendamenti e di voti segreti. Ho fatto sei appelli per cercare una soluzione condivisa, chiedendo di ridurre le richieste di modifica e per poter discutere di Costituzione. Li hanno mantenuti fino alla fine. Io non volevo arrivare al contingentamento e non dovevamo arrivarci“. L’intervento di Zanda era rivolto in particolar modo a Sel, reo di aver presentato la bellezza di 6000 emendamenti, stravolgendo il significato del testo e i tempi di discussione, allungatisi inesorabilmente dato il numero delle suddette correzioni da votare. Il “limite della democrazia” palesato con la tagliola è quindi una risposta ad un altro attacco alla democrazia, concretizzatosi con i troppi emendamenti presentati.

In sintesi, a farne le spese, da una parte e dall’altra, è sempre e comunque la democrazia.

Nella giornata di ieri infatti le votazioni sugli articoli della riforma, che inizialmente sarebbero dovute durare 10 minuti ad articolo, sono andate per le lunghe a causa dei continui interventi chiarificatori del M5S. Una volta respinto il primo emendamento infatti, l’opposizione tutta, capeggiata dai grillini, ha iniziato ad attaccarsi ad ogni tipo di cavillo regolamentare per allungare i tempi della discussione. Da qui la presa di posizione del PD e la scelta della tagliola.

Le reazioni

Dopo l’annuncio da parte del Partito Democratico di voler andare al voto entro l’8 agosto, limitando la discussione a 115 ore, gli esponenti del M5S e di altri gruppi d’opposizione si sono diretti verso il Colle per protestare, chiedendo un incontro col Capo dello Stato per “riportare la democrazia in questo paese” (Federico d’Incà, presidente della commissione Vigilanza Rai, M5S). A ricevere i capigruppo dei pentastellati, di Sel e della Lega è stato il segretario generale Marra, che riferirà le preoccupazioni dell’opposizione al Presidente della Repubblica.

Matteo Renzi, da parte sua, si è espresso con un “piaccia o non piaccia, faremo le riforme”.

Grillo ha dichiarato che “il governo sta uccidendo la democrazia”

La Boschi ricorda il referendum e lascia l’ultima parola ai cittadini.

Calderoli definisce la vicenda uno “schiaffo al Parlamento”.

Divina strappa le pagine della Costituzione in Senato.

Vendola  è convinto “che le riforme non possono essere ridotte ad una puntata di Masterchef”.

La battaglia per sapere chi la sparerà più grossa da qui all’8 agosto è appena iniziata. Nel frattempo la democrazia viene tirata da una parte e dall’altra, richiamata più o meno impropriamente, strumentalizzata a seconda dei casi, consumata a forza di lotte continue ed estenuanti.

Speriamo che ne rimanga un po’ anche per noi.

Leonardo Mazzeo

Informazioni su Leonardo Mazzeo

Leonardo sogna di diventare uno scrittore. Poi si sveglia e studia diritto. Nel tempo libero. Per il resto della giornata pensa, legge, mangia, fuma, scrive pensa, beve, pensa. Ultimamente finge si saper suonare la chitarra. C'è chi lo definisce un sognatore, un poeta, un eterno innamorato. Lui preferisce definirsi molto più umilmente un coglione. La verità, probabilmente, è nel mezzo. In poche parole, è un mezzo coglione.