Napolitano, dalle riforme a Gaza

La più alta carica dello Stato ha tuonato, come tuona il cielo in questo anomalo pomeriggio di luglio. Anomalo che, tra l’altro, è lo stesso aggettivo utilizzato dal Presidente della Repubblica per definire il bicameralismo perfetto, voluto e desiderato dai padri costituenti per avere un Parlamento “freddo”, con più capacità di riflessione e moderazione in merito alle decisioni prese o da prendere. Oggi tutto questo, in nome del “decisionismo”, sembra soccombere inesorabilmente.

Strano come fino all’arrivo di Renzi nessuno avesse mai speso una sola parola in merito al bicameralismo perfetto. Ora eliminarlo è diventato una priorità. Priorità del calibro delle riforme su mercato e lavoro, o almeno questo è quello che pensa Napolitano che, durante la cerimonia del Ventaglio tenutasi al Quirinale, ha detto: La riforma dell’assetto parlamentare non e’ meno importante delle riforme del mercato del lavoro e della spesa pubblica”. Non so quanti lavoratori possano essere d’accordo con questa affermazione.

Proseguendo nel discorso poi, il Capo dello Stato ha risposto alle critiche provenienti dal M5S. I grillini hanno lanciato l’accusa di “autoritarismo”, Napolitano rivendica invece la “libera discussione, estremamente articolata” sostenendo che “non c’è stata nessuna improvvisazione o improvvida frettolosità“.

Inevitabile poi la chiosa riguardo la situazione internazionale e sull’inferno di Gaza: “Il tessuto di relazioni internazionali, decisivo per garantire pace e sicurezza anche all’Italia, sta attraversando drammaticità che da tempo non conoscevamo

Nulla di nuovo, certo, ma un intervento dai toni diplomatici, proveniente da chi ci rappresenta, è sempre un bene. Individuato il problema ormai da tempo, sarebbe ora di cercare una soluzione. Probabilmente non è compito nostro trovarla. Questo comunque non ci impedisce di continuare ad interrogarci, ponendo al centro dell’attenzione i veri problemi. Che, lasciatemelo dire, a mio avviso non sono né il Titolo V né il Senato.

Continuando a porre al centro dell’attenzione parlamentare e mediatica la Costituzione, si rischia di privarla della sua stessa “ratio”, che la vuole fuori dalle contingenti dinamiche politiche. Così come lo stesso Presidente non dovrebbe né essere attaccato né cadere nella palude politica. Egli, insieme alla Corte Costituzionale, è
chiamato a custodire la Legge suprema dello Stato.

La disoccupazione ha raggiunto livelli storici, terribilmente insostenibili. Le bombe continuano a piovere su Gaza. La situazione in Ucraina, anche dopo i recenti, drammatici avvenimenti, è nel costante pericolo di esplodere.

Nelle nostre Camere si continua a discutere su Senato e Costituzione.

Certi equilibri non andrebbero spostati, ma solidificati. La Costituzione ne è l’esempio. O meglio, dovrebbe esserlo.

Leonardo Mazzeo

Informazioni su Leonardo Mazzeo

Leonardo sogna di diventare uno scrittore. Poi si sveglia e studia diritto. Nel tempo libero. Per il resto della giornata pensa, legge, mangia, fuma, scrive pensa, beve, pensa. Ultimamente finge si saper suonare la chitarra. C'è chi lo definisce un sognatore, un poeta, un eterno innamorato. Lui preferisce definirsi molto più umilmente un coglione. La verità, probabilmente, è nel mezzo. In poche parole, è un mezzo coglione.