Già ci siamo dimenticati della Nazionale

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Passata l’eliminazione, smaltita l’amarezza. Così la Nazionale è finita già nel retrobottega dei pensieri calcistici. Il Mondiale è stato vinto dai tedeschi, con tanto di titoloni celebrativi sulla capacità di coltivare i talenti made in Germany, e arrivederci cari azzurri. Ci risentiamo al prossimo fallimento, perché non sembra esserci l’interesse di evitare un nuovo disastro.

Dopo tanti bei discorsi, infatti, la prima notizia di calciomercato è stata la probabile cessione di Simone Scuffet all’Atletico Madrid. Il portiere dell’Udinese, indicato da tutti come l’erede di Buffon, potrebbe così finire nella Liga spagnola. Beninteso, la partenza potrebbe anche essere un’occasione personale: sempre meglio giocare in Champions League che fare il titolare in una squadra di serie A di medio livello (con tutto il rispetto verso l’Udinese).

Il tutto mentre ci si esalta per lo sbarco in Italia degli scarti altrui (qui un commento critico sulla situazione): per un Ashley Cole che arriva, c’è un Vidal o un Pogba che parte (indipendentemente dalla squadra, il discorso è di sistema). Magari il tifoso della Roma sarà contento, ma nel complesso è il calcio italiano che esce sconfitto. E qualsiasi tifosi se ne rende poi conto in Europa.

La questione, poi, richiama la presunta organizzazione della Figc: come è stato detto dopo l’eliminazione azzurra, non bastano due nomi, un presidente e un commissario tecnico, anche se sono i migliori disponibili. Occorre realizzare quello che viene solitamente annunciato: un progetto. E per farlo è necessario avere una strategia chiara.

La migliore soluzione sarebbe quella di “mettere i soldi in tasca” alle squadre che fanno giocare giovani italiani. In questo modo, almeno, sarà più logico puntare sui calciatori costruiti in casa, invece di pescare il sudamericano di turno o la vecchia gloria alla ricerca del contratto.

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