Povertà: le riforme che nascondono l’economia

Più che un Mondiale poterono le riforme. Per settimane, infatti, una certa vulgata ha sostenuto che la Coppa del Mondo di calcio fosse una potente arma di distrazione di massa, usata per oscurare i problemi italiani (per non parlare di quelli internazionali, a partire dalla guerra in corso a Gaza). Invece a distanza di qualche giorno scopriamo che il dibattito sulle riforme è usato ad arte per distogliere l’attenzione sulla povertà in Italia.

Una strategia di comunicazione impeccabile, anche se non proprio nuova di zecca (qui c’è un vecchio articolo che grossomodo ripete quanto scritto in queste righe).

Intanto, limitiamo a riportare i dati diffusi dall’Istat.

Nel 2013, il 12,6% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230 mila) e il 7,9% lo è in termini assoluti (2 milioni 28 mila). Le persone in povertà relativa sono il 16,6% della popolazione (10 milioni 48 mila persone), quelle in povertà assoluta il 9,9% (6 milioni 20 mila). […] L’incidenza di povertà assoluta è aumentata dal 6,8% al 7,9% (per effetto dell’aumento nel Mezzogiorno, dal 9,8 al 12,6%), coinvolgendo circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all’anno precedente.

Con numeri del genere, ci si sarebbe immaginato un confronto politico tutto teso a individuare soluzioni alla situazione economica, che non è più definibile come emergenza vista che è ormai una condizione perpetua. Eppure le cronache di ieri ci consegnano le solite “scintille” sulle riforme.

Comunque, sgombriamo il campo da equivoci: le riforme istituzionali sono fondamentali, come viene ripetuto da anni, perché un diverso assetto dello Stato può favorire una maggiore rapidità della politica. E ormai nemmeno c’è più bisogno di ricordarlo.

Ma dinanzi all’esondazione della povertà sarebbe stato opportuno spiegare agli italiani quali sono le misure per dare quell’ossigeno che manca a migliaia di famiglie in stato di sofferenza. Perché le decantate riforme portano effetti sul lungo periodo (ammesso che siano fatte per bene). E perché 80 euro sono buoni – senza dubbio alcuno – ma come è noto finiscono abbastanza presto…

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI