Mercato del lavoro: la riforma tedesca e quella italiana

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Siamo davvero sicuri che la riforma del mercato del lavoro che nell’ultimo decennio ha permesso alla Germania di rialzare la testa sia “esportabile” anche in Italia?

Fra il 2003 e il 2005 il governo guidato dal socialdemocratico Gerhard Schröder varò – grazie al lavoro della “commissione Hartz” (presieduta da Peter Hartz, ex componente del Cda di Volkswagen) – un piano per abbattere progressivamente la disoccupazione, che nel paese aveva toccato quota 5 milioni. Quella di Schröder e Hartz fu una riforma articolata in pochi punti: sussidi di disoccupazione universale (che nulla c’entrano con la nostra cassa integrazione) per coloro che dimostrano di essere in cerca di un impiego, maggiore sostegno agli over 50 che perdono il posto e finanziamenti alle microimprese. I risultati? Meno 2 milioni di disoccupati.

Il rovescio della medaglia è però rappresentato dai cosiddetti “Minijob” e, di conseguenza, da una cospicua flessibilizzazione del mercato del lavoro. I “Minijob” non sono altro che contratti di lavoro precari, pagati massimo 450/500 euro al mese, che in Germania rappresentano un quarto del lavoro dipendente (i due terzi di coloro che li svolgono sono donne). Cose che noi abbiamo già anche se si chiamano in altro modo: co.co.co, co.co.pro, stage, tempi determinati con paghe da fame etc. E di flessibilità siamo maestri a tal punto di averla trasformata in precarietà perché – motivazione standard – «c’è la crisi».

Servirà quindi qualcosa in più del «copia e incolla» all’italiana. Occorrerà, soprattutto, cambiare con serietà. Dicono che con la riforma Hartz, Schröder si giocò la rielezione. Renzi abbia il coraggio di osare, anche a costo di perdere la cadrega sulla quale è seduto. Altrimenti si tratterà solo dell’ennesimo pannicello caldo messo sulla fronte di un malato terminale qual è oggi l’Italia.

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Giorgio Velardi

Informazioni su Giorgio Velardi

Giorgio Velardi, classe ’86, è un giornalista romano. E' stato redattore del settimanale “Il Punto”, per cui si è occupato di politica interna e attualità, ha collaborato con il settimanale di cronaca e cultura sportiva “Terzo Tempo”, con il portale “Soccer Magazine”, con il magazine “Turbo arte” e con “Radio Sapienza”, la web radio del primo ateneo della Capitale. Da luglio a novembre 2010 ha fatto parte della redazione di “Sky Sport24”, il telegiornale sportivo all news della piattaforma satellitare.
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