Roma: la guerra del Pigneto

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Bello e dannato. Il Pigneto a Roma è uno dei numerosi paradossi della Capitale: un quartiere tanto frequentato quanto degradato. Una descrizione forzata, e in linea con l’andazzo mediatico, ricamerebbe sulla totale invivibilità, tratteggiando il Pigneto come una sorta di favela dove dietro ogni angolo c’è un pericolo. Ma sarebbe solo l’ennesima speculazione a mezzo stampa.

In realtà  agli angoli dell’isola pedonale del Pigneto ci sono “solo” spacciatori, che chiedono ai passanti se vogliono “fumo o erba”. La situazione è peggiore in via Macerata e via Ascoli Piceno. Ma, a dire il vero, nessuno di loro risulta aggressivo, fatta eccezione per casi di rissa tra extracomunitari da cui è meglio allontanarsi con la velocità di Usain Bolt.

Un bidone nei pressi della Prenestina

Insomma, al di là della rappresentazione stereotipata che mostra solo il lato peggiore, al Pigneto si può uscire la sera senza che accada per forza qualcosa di terribile. Certo è che bisogna familiarizzare con sporcizia, cani sciolti (dei punkabbestia), i già menzionati spacciatori e le altrettanto già citate risse, senza tacere delle case occupate da extracomunitari, trasformate in zone al di sopra di qualsiasi legge.

Sull’evoluzione del quartiere ci limitiamo a citare un bell’articolo di Vice, che ha raccontato la nascita dei “pignetini”, nuova categoria sociale sul crinale tra arte e disoccupazione, con un trait d’union: la precarietà. Una sorta di stendardo sociale.

La guerra del Pigneto

I residenti hanno dichiarato “guerra” al degrado, organizzandosi con una rete dal basso, anche grazie ai social network. La pagina Facebook Pigneto.it è diventata un punto di riferimento per fare da catalizzatore al disagio. La mobilitazione popolare ha prodotto un risveglio delle coscienze: così l’amministrazione ha deciso di avviare un’operazione di pulizia. O meglio è stata costretta a mobilitarsi per non essere travolta dal malcontento.

Le retate degli ultimi giorni hanno improvvisamente trasformato il “liberissimo” Pigneto in un’area militarizzata, in cui lo spaccio di droga non è più un servizio garantito 24 ore su 24. Il clima è così surreale con il divieto di portare bottiglie all’esterno dei locali, mischiato alla presenza di pusher che vogliono rendersi invisibili agli occhi delle forze dell’ordine.

Spazzatura vicino alla Prenestina, Roma

Intanto, lungo la vicina Prenestina (non lontano dal Pigneto), i bidoni della spazzatura troneggiano stracolmi e non sono molto dissimili dallo scenario offerto dalla Napoli dell’emergenza rifiuti. Solo che a Roma Capitale è concesso il lusso di non finire sulle prima pagine per la spazzatura che “popola” i marciapiedi di alcune zone nemmeno troppo periferiche.

La decadenza sembra essere anche sintetizzata dalla sospensione del Forte Fanfulla, storico circolo e ritrovo per chi frequenta abitualmente il Pigneto.

Vladimir Luxuria “for president”

Uno dei simboli della mobilitazione è l’ex parlamentare di Rifondazione comunista, Vladimir Luxuria, che da residente vuole far pesare la notorietà acquisita. La sua azione ha dato un impulso alla comunità digitale e reale del Pigneto, che sogna di riavere un quartiere abitabile al termine di difficile lunga guerra. La soluzione è semplice e complicata allo stesso tempo: servirebbe un contrasto deciso e all’illegalità, comprendendo il confine tra tolleranza per la vita notturna e gli eccessi intollerabili.

Ma Luxuria ha già dovuto fare i conti con la difficoltà della battaglia quotidiana al degrado e allo spaccio: nei giorni scorsi ha denunciato di aver subito minacce. Un tentativo scontato da parte di chi ha l’interesse di silenziare il movimento dal basso e lasciare che tutto resti com’era, possibilmente rendendo il Pigneto una zona franca. Per lo spaccio e il degrado.

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