Analisi e commento di Germania-Argentina, e non solo

Pubblicato il da

di Alessandro Tozzi

Germania Campione del Mondo, questo il verdetto del Maracanà. Forse l’unica soddisfazione dei brasiliani di questa edizione, non certo brillante per i loro colori nonostante il quarto posto. Decide il subentrato Gotze a 8 minuti dalla fine con una magia, stop perfetto e tiro al volo a incrociare: gira e rigira, alla fine ha ragione sempre chi la butta dentro.

La partita, bella nei primi 90 minuti poi meno, è difficile da commentare. In alcuni momenti la Germania sembrava padrona del campo, in altri quasi in balia delle azioni di rimessa argentina. Che nei 120 minuti hanno avuto (almeno) due palle nitide per fare gol: con Higuain dopo 10 minuti e con Palacio a 20 dalla fine.

Due errori pesantissimi per i due attaccanti, due conclusioni nemmeno arrivate nei pressi della porta, quasi da dilettanti. Gotze, al contrario, segna il classico gol della vita, quelli che ti sogni da piccolo quando cominci a dare i primi calci al pallone: tutta qui la differenza, a voler sintetizzare.

Nei 120 minuti quella che era annunciata come una netta supremazia tedesca non si è vista. Sarà che Ozil e Muller non erano in grande giornata, che la difesa argentina si è ben disimpegnata, e che a tratti le loro ripartenze erano davvero ben organizzate, la partita è andata a strappi, continuamente: in alcuni momenti la Germania sembrava in totale controllo, in altri sul punto di dover crollare da un momento all’altro. E viceversa.

Tutto questo, in pratica, senza vedere un solo tiro nello specchio in 120 minuti: fatti salvi due interventi non difficili di Romero, i portieri non sono mai stati impegnati (Neuer per trovare lavoro, esce dall’area, in maniera a volte del tutto sconsiderata, ma fino a che gli va bene tutti dicono che è il più forte portiere di tutti i tempi. Io penso che il portiere debba uscire dall’area solo in casi disperati, e non in altre circostanze).

La Germania

La Germania vince così il suo quarto Mondiale, e ci raggiunge. Un buon collettivo, senza campioni, e senza punte vere, anche se nelle ultime partite ha giocato Klose; una sorta di Spagna del 2010, che tutto sommato vinse allo stesso modo, sfruttando gli errori dell’Olanda sotto porta, e punendola a 6 minuti dalla fine con Iniesta. Su tutti Neuer (comunque miglior portiere del mondo), Lahm, Hummels, Kroos e Muller. Mai pervenuto Ozil, poco impiegato Podolski.

L’Argentina

L’Argentina gioca la sua più che onesta finale, e anche qualcosa di più. Sono quelle occasioni che non si ripresentano, anche se la squadra strada facendo ha dimostrato di non essere scarsa. Recuperato De Michelis al centro della difesa, con un buon Biglia al posto di un Gago sottotono, il Mondiale per i sudamericani si è giocato davanti. Dove Lavezzi ha inciso poco come sempre gli capita, Aguero non stava bene e comunque non è un top player se non per lo stipendio che percepisce, Higuain ha fatto una magia all’interno di un campionato del Mondo appena normale macchiato da un errore in finale modello Calloni, e Palacio con i due ultimi errori (uno stasera, l’altro con l’Olanda) ha dimostrato che non è giocatore per questi livelli. Peccato non aver visto Di Maria in finale, era un giocatore che poteva rompere gli equilibri con i suoi inserimenti.

Due capitoli a parte

Uno su Tevez. E’ vero che arrivare in finale e perderla così è la dimostrazione che Sabella il suo lavoro l’ha fatto bene, ma vedere in campo Palacio e a casa lo juventino fa pensare, anche se il calcio è fatto di strani equilibri che magari si sarebbero spostati inserendolo nei 23, peggiorando perfino i risultati.

L’altro su Messi. Aveva iniziato alla grande il Mondiale, poi si è messo a giocare in punta di piedi, quasi orchestrando il gioco da lontano, cercando poco il pallone. In finale si è acceso due tre volte arrivando in due circostanze a pochi centimetri dal gol, ma non era il Messi che conosciamo, forse colpa anche di qualche problema fisico. Ora sono tutti contro Messi, dicendo non sia Maradona. I suoi numeri dimostrano sia già superiore a Maradona, per quello che ha vinto nei club, e per i gol segnati. I numeri certo non bastano.

Diego di testa era tutto un altro giocatore, un leader in campo e fuori, con pregi e difetti; il sinistro di Diego è di certo superiore a quello di Messi. Leo non ha (né vuole avere) quel carisma, e gioca 20 anni dopo in un calcio più fisico, dove è difficile andare a segnare partendo da metà campo. Parliamo comunque di due fenomeni assoluti, fra qualche anno potremo dire se Messi sia arrivato al livello di Maradona.

Finisce così un Mondiale bello nella prima fase, poi finito in calando, complice probabilmente la stanchezza anche per dover spesso giocare ad orari e temperature folli.

Lo vince la Germania (sempre quella che abbiamo battuto 2 anni fa, doppietta di Balotelli, e nessuno si è dovuto dimettere) in terra sudamericana, prima volta che accade nella storia: onore al merito.

ipse dixit

Alfano parla di carcere per chi sceglie l’utero in affitto. Ma il ministro lo sa che in Italia questa pratica è già vietata dalla legge 40? continua

Monica Cirinnà, relatrice del ddl sulle unioni civili
21 aprile 2015 | Giovedì 23 aprile – ore 18,00 Libreria Ibs Via Nazionale, 254 – Roma Presentazione del libro “Il Creasogni” di Simone...