“Sulle riforme Renzi vuole lo scontro”

Il PolitiCamp 2014 per organizzare un’area a sinistra, mentre “Renzi cerca lo scontro sulle riforme” perché ha bisogno di un “nemico”. Pippo Civati, uno dei pochi “non renziani” e leader della minoranza del Pd, in questa intervista a Sfera pubblica parla della sua battaglia politica. Respingendo l’accusa di voler frenare il governo, perché l’obiettivo è quello di migliorare i provvedimenti, a partire dalle riforme.

Quali sono gli obiettivi del PolitiCamp 2014?

Rispetto all’anno scorso è molto diverso. Il PolitiCamp 2013 era una versione più elettorale, perché lanciavamo la sfida delle primarie. Ora l’obiettivo è di quello dare segnali positivi. Prima di tutto dimostriamo che c’è un mondo a sinistra che vuole trovare una rappresentanza. C’è una parte di elettorato molto disorientata dalle larghe intese e dalle riforme. Poi ci sono tante questioni su cui discutere al di là delle etichette. Ascolteremo delle voci che non sono banalmente di dissenso come vengono descritte.

Parlando di riforme, c’è una possibilità di ascolto del governo rispetto alla minoranza del Pd?

Il governo ha scelto la linea dell’accordo con Berlusconi, soprattutto sulla legge elettorale. Sembra che la Costituzione sia secondaria e che non ci sia nessun interesse a confrontarsi con chi ha espresso una posizione diversa sulle riforme. Secondo me è un errore.

Che tipo di errore?

Renzi ha scelto lo scontro, ha voluto individuare i “nemici del popolo”. In verità chiedevamo di migliorare il testo da cui eravamo partiti. Volevamo che il Senato cambiasse con una proposta seria. Mentre così non è stato abolito, ma solo svuotato. I senatori stanno facendo una battaglia politica che non frena niente anche perché con la sostituzione di Mineo non abbiamo più rappresentanti in commissione. La retorica del “frenare” è falsa.

Ma qual è il motivo di una chiusura così netta?

Renzi ha sempre bisogno di un nemico. Prima era un outsider ed era anche legittimo che lo individuasse. Ma ora che è capo del partito e del governo mi sarei aspettato più maturità. Io ho il diritto di esprimere la mia opinione in Parlamento: l’Aula non è il luogo in cui si esegue la volontà del capo.

Come la sinistra si può fornire un contributo al dibattito?

Dobbiamo imporre delle questioni che al momento non hanno voce in capitolo. Noi siamo da sempre a favore del cambiamento, anzi vogliamo il vero cambiamento. Al PolitiCamp di Livorno parleremo di reddito minimo, di legalità, di una politica estera diversa, di servizi universali per il cittadino. Sono temi per cui non serve il 40% dei voti per metterli al centro del discorso.

Eppure il 40% del Pd alle Europee sembra aver azzerato il dibattito…

Vorrei ricordare che in quel 40% ci sono anche tante cose nostre. Il risultato delle elezioni dimostra che ci sono anche i nostri rappresentanti in quella cifra. Come noi riconosciamo la leadership di Renzi, bisogna riconoscere anche che c’è qualcuno con delle opinioni diverse.

Come si può organizzare un’area o un partito di sinistra dopo lo smottamento avvenuto in Sel?

C’è un grande spaesamento in tutte le forze politiche. Ma non serve una formula, occorre la sostanza. Quando parlavo di Nuovo Centrosinistra tutti ridevano, ma il lavoro di Vannino Chiti e Walter Tocci va in quella direzione. E non è un agguato al governo, come è stato rappresentato, ma è l’organizzazione di una visione politica. Il Nuovo Centrosinistra era una provocazione mediatica rispetto al Nuovo Centrodestra di Alfano, ma in realtà è nato nelle cose.

E come si svilupperà?

Secondo me c’è bisogno di un leader di partito che si confronti, senza che ci sia un ricatto costante o un accordo più o meno segreto con Berlusconi. Questo mortifica chi esprime le proprie opinioni da sempre. Ma ormai è tutto renzicentrico.

Ci può fare un esempio?

Se io chiedo sulla legge elettorale di non avere liste bloccate, ma di mettere i collegi uninominali non è per bloccare la riforma di Renzi. Lo faccio perché ci credo. La mia ora non è una posizione molto conveniente. Quindi non capisco il fastidio da parte dei dirigenti renziani nei miei confronti.

Quali conseguenze comportano queste posizioni?

Non mi faccio spaventare, anzi. Penso che sia un loro errore. E non è giusto per un partito che si chiama democratico e che dovrebbe accettare posizioni di chi vuole migliorare i provvedimenti, soprattutto sulle riforme. Credo che l’Articolo 67 della Costituzione debba essere sempre in testa al dibattito politico.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI