Germania-Argentina, la prima vera finale dopo il Muro

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Talmente presi da quel macchiettismo imperante legato alla finale dei due pontefici e a quello più provincialotto d’un derby lotitiano perché sono sbarcati in finale due tesserati della Lazio, alcuni osservatori nello snocciolare i numeri offerti su un vassoio d’oro dalle semifinali hanno fatto un po’ di confusione affermando che quella di domenica sarà la quarta e non la quinta finale per gli argentini, sconfitti in Uruguay nel 1930 e sessant’anni dopo in Italia ma vincitori nel 1978 in casa e nell’86 in Messico.

La disattenzione dipende dal fatto che oggi l’opinionista di turno non racconta la storia, ma quel che ricorda, perché è più facile andare a memoria piuttosto che studiare quel che non s’è visto. Quel primo mundial perso contro i padroni di casa guidati da Stabile, prima coppa Rimet, va annotato come il punto di partenza dell’hit parade intercontinentale, ma è ovvio che se c’è da fare il giro delle poltrone in tv, non c’è tempo per leggere qualche volume di storia del calcio, meglio accaparrarsi la poltroncina di turno, se non un modesto sgabello, che a studiare ci pensano gli altri.

Argentina e Germania calano il tris, e sono la prima coppia di squadre capace di affrontarsi tre volte in finale, impresa non riuscita per esempio a Brasile e Italia, che hanno conquistato la metà delle coppe a disposizione ma che nell’ultimo atto si sono affrontate solo due volte. Ma, a dirla tutta, Germania e Argentina si sono affrontate solo due volte in un mondiale e sempre in un quarto di finale: nel 2006, quando i tedeschi vinsero 4-2 ai calci di rigore una sfida chiusa sull’1-1 ai supplementari, poi in Sudafrica quando l’Alemania vinse secco, 4-0.

Salgono a sei le sfide se si considera il fatto che prima della caduta del muro di Berlino, Est e Ovest offrivano due nazionali alla dolce terra di Germania: nel 1958 sudamericani sconfitti 3-1 nelle qualificazioni, nel ’66 pareggio a reti inviolate sempre nelle qualificazioni, poi le due finali: quella di Mexico city vinta dai “maradoniani” 3-2, quella di Roma quattro anni dopo vinta dai panzer col rigore-gol di Brehme.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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