Se i morti sul lavoro diventano solo numeri

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Il pragmatico dice: “Bisogna fare i conti con la realtà e tradurre i drammi in numeri” e forse ha ragione anche quando si parla di morti sul lavoro.

Le statistiche dell‘Inail del 2013 sono state accolte con soddisfazione, perché si conferma un trend in calo. Ecco in estrema sintesi il contenuto della relazione stilata dall’Istituto, che ha rilevato un totale 660 vittime.

Sul totale di 1.175 denunce di infortunio mortale (nel 2012 erano state 1.331), quelle finora riconosciute dall’Istituto come “sul lavoro” sono 660, di cui 376 avvenute “fuori dall’azienda”. Se i 36 casi ancora in istruttoria fossero tutti riconosciuti “sul lavoro” la riduzione sarebbe pari al 17% rispetto al 2012 e al 32% rispetto al 2009.

Cosa c’è dietro le statistiche “positive”

In linea teorica ci sarebbe da commentare con toni positivi il trend. Al di là dell’aspetto umano (che trattiamo più avanti) c’è un altro rilievo pratico: i numeri forniti dall’Inail registrano le denunce presentate all’Istituto. Appare evidente, quindi, che ci possono essere dei casi di “morti sul lavoro fantasma”, ossia che non vengono registrate in alcun registro.

La crisi economica, infatti, ha trasformato il quadro sociale. Prima di tutto si muore di meno, perché si lavora di meno. Quindi non si capisce dove sia il progresso.

Inoltre la fame di occupazione ha messo il turbo alle offerte di lavoro in nero, senza tutele e garanzie anche in caso di infortuni. Beninteso: la responsabilità non è dell’Inail (che analizza i dati a disposizione), ma d’altra parte un calo delle vittime non può essere accolto con titoloni di soddisfazione. Perché nei fatti non è certo che ci sia stato un vero calo.

L’aspetto umano (che non riusciamo ad accantonare)

Quando di parla di morti sul lavoro , poi, non si può non pensare che dietro alle cifre si nascondono figli che hanno perso un padre o una madre. Sarà anche retorico (per molti), ma è così.

Lo scorso anno 660 persone sono uscite di casa per lavorare non sono più tornate. Una media di quasi due al giorno (contando anche le domeniche e giorni festivi) ed escluse le “morti fantasma”.

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