Il falso mito del fare impresa contro la crisi

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Se analizzassimo il mercato del lavoro a compartimenti stagni noteremmo una serie di contraddizioni. Giovani, donne e stranieri – per quanto si tratti ormai di una frase fatta – sono i segmenti sociali che incontrano maggiori difficoltà già al momento dell’accesso nel mondo del lavoro.

Sono soggetti a rischio e a parità di condizioni godono di tutele non all’altezza rispetto ai colleghi più anziani (o uomini, nel caso delle donne). La crisi economica c’entra e non c’entra con tutto questo: l’Italia non è nuova ad una situazione del genere (tra il 1996 e il 1997 il tasso di disoccupazione si attestava oltre l’11%) e il problema, piuttosto, riguarda le decisioni politiche che di riforma in riforma – dal pacchetto Treu al decreto Poletti, per intenderci – hanno governato il mercato del lavoro. La crisi del 2008 ha avuto ripercussioni di altro tipo.

Le aziende che chiudono, ad esempio. Salari fermi al palo, ancora. E quant’altro a cascata si possa ripercuotere, dal calo del potere d’acquisto alla contrazione dei consumi. Dinamiche, quest’ultime, che coinvolgono persino chi finora si era sentito al riparo dalle intemperie.

Dunque non dormono sonni tranquilli neppure gli over 50. Sono persone, infatti, che se licenziate – uomini e donne – quasi mai riescono a ricollocarsi nel mercato del lavoro in tempi ragionevoli (e più si va avanti più aumenta la sfiducia), visto che i neolaureati rappresentano un migliore capitale di conoscenza e competenze pur difettando in esperienza. È una guerra tra poveri, insomma. E allora che si fa? Ci si scopre imprenditori (vedi sotto l’infografica) e si apre un’attività in proprio.

Quando il lavoro non cè | Create Infographics

Tutto molto bello, sulla carta. Peccato che il più delle volte siano ditte individuali non in grado di superare la stagione. Secondo una recente indagine di Confesercenti nei settori del commercio, del turismo e dell’intermediazione commerciale tra gennaio e febbraio di quest’anno si sono registrate complessivamente oltre 29 mila cessazioni per un saldo negativo finale di 17.723 unità, a fronte di 11.413 aperture. A chiudere sono state soprattutto imprese gestite da donne e over 50.

Sia chiaro: nessuno qui vuole scoraggiare nessuno. Serve però un bagno d’umiltà per comprendere meglio la portata di un fenomeno (altrimenti ci riempiremmo la bocca di frasi fatte, queste per davvero, tipo “ecco come si sconfigge la crisi”, senza in verità cavare un ragno dal buco) e sondare le proprie capacità al cospetto delle prerogative oggi richieste.

Non basta aprire una Partita Iva o saper accendere un computer per essere imprenditori, ecco.

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Fabio Germani

Informazioni su Fabio Germani

Giornalista. Blogger. Ha collaborato con diverse agenzie di stampa e quotidiani. Nel 2009 è tra i fondatori del progetto radiofonico FutuRadio Web. Ha fatto inoltre parte dell’ufficio stampa dell’O.S.E.C.O. (Osservatorio sulle Strategie Europee per la Crescita e l’Occupazione). Dal 2011 lavora a T-Mag, dove è caporedattore. Il suo blog è step by step. Sostiene di essere un gran simpaticone. Sostiene. twitter: @fabiogermani
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