Tim Krul, Luca Toni, David Luiz e Luis Suarez: storie di gesti

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Ci sono due motivi per cui un secondo portiere entra a trenta secondi dalla fine del secondo tempo supplementare d’un quarto di finale mondiale. Uno di questi è il fatto che sia un “pararigori”. Ma Tim Krul, tirato fuori come un coniglio bianco dal cilindro olandese per conquistare una semifinale mondiale “pararigori” non è, visto che prima della sfida del Costarica ne aveva respinti due su trentaquattro.

Allora la spiegazione è un’altra, più facile: è sceso in campo perché i costaricensi, che viste le differenze tecniche con gli antagonisti puntavano ad arrivare ai penalty per azzardare l’assalto al penultimo atto iridato, avevano studiano i movimenti sugli undici metri del primo portiere, tale Jasper Cillessen, venticinquenne che difende i pali dell’Ajax. Invece, colpo di teatro, fra i pali sbuca quello che nessuno aveva visto all’opera fra i centroamericani, che s’erano soffermati sulla prima scelta di Van Gaal; mentre Krul s’era concentrato solo sulle modalità di tiro dal dischetto della banda guidata dal colombiano Jorge Luis Pinto. Facile, no?

Di palo in frasca

Luca Toni nella sua Pavullo nel Frignano è andato ad abbracciare ragazzi non vedenti che hanno partecipato alla fase finale della Coppa Italia, categoria B1. Gesto semplice e spontaneo, del resto era lì. Ma l’ha fatto con una semplicità estrema da far ricredere chi dice che il nostro football è da rifondare. Uno come il panzer modenese, che fra un anno lascerà il calcio senza farsi abbindolare da petrodollari e spiagge arabiche, è tipo da tenere in considerazione per una resurrezione credibile. Sperando ovviamente che non lo assoldino come replicante dei telecronisti che urlano. Ah, per la cronaca, Roma ha battuto Lecce fra i non vedenti, 2-0 con doppietta d’un ragazzino spagnolo niente male.

Finale dedicato al gesto esportato in ogni angolo del globo di David Luiz che indica l’avversario colombiano sconfitto sussurrando “riprendete lui, che è un campione”. A molti è sfuggito lo stesso gesto esternato da Suarez nei confronti di Gerrard. Ma molti preferiscono parlare dell’uruguayano come “l’uomo del terzo morso” e non come personaggio-respect. Confermo, se non cresciamo è colpa nostra, che abbocchiamo come pesci a tutti gli ami.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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