La manifestazione dei precari contro la Fnsi, il sindacato dei giornalisti

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Giornalisti precari contro sindacato. La manifestazione di martedì 8 luglio contro la Fnsi, davanti alla sede del sindacato, sancisce ufficialmente una rottura che nei fatti è avvenuta nei mesi scorsi. L’hashtag, non a caso, è #stopfnsi. La beffa è che la legge sull’equo compenso, fortemente voluto dai freelance, era nata con l’intento di garantire un’adeguata retribuzione. Invece ha finito per aggravare la situazione.

In estrema sintesi il contratto (qui  l’articolo che riassume il testo) prevede che i collaboratori di una testata avranno una retribuzione di 20 euro (lordi) per un articolo di almeno 1.600 battute (per chi scrive dai 12 ai 24 articoli al mese per un giornale).

Dalle proteste alla manifestazione

Le proteste hanno già preso la forma del tweetstorm, la tempesta di tweet, contro il leader della Federazione nazionale stampa italiana, Franco Siddi. La replica, durante la presentazione dell’accordo, è stata tragicomica: “Siete attivisti”, ha accusato il segretario della Fnsi, rifiutandosi di rispondere alle domande dei precari presente nella sala. Una dichiarazione chiara sul fatto di non voler rappresentare quelle istanze.

Nel merito, in un’intervista a Redattore Sociale, Siddi ha spiegato così le sue posizioni:

Noi parliamo di ‘minimi’, non è corretto dire che i lavoratori autonomi hanno diritto a un compenso di 250 euro al mese, quello è il minimo per una quota di servizi, 12 articoli. Io non credo che chi fa 12 articoli da 1600 battute in un mese, salvo che non sia un opinionista, un inchiestista di fama, esplichi una professione piena da cui può aspettarsi un reddito per viverci. Ma volevamo che la rete delle garanzie fosse anche per quelli più piccoli.

Intanto, l’Ordine dei giornalisti, da subito contrario all’accordo, ha annunciato un ricorso al Tar.

La disparità tra tutelati e “non riconosciuti”

La dinamica che vive il mondo del giornalismo è simile a quanto sta accadendo in tutti gli altri settori: una minoranza è tutelata dai vecchi diritti, salvati anche dagli ultimi accordi, e la stragrande maggioranza è abbandonata nel mare magnum dei non riconosciuti con il sindacato che mostra disinteresse nei confronti del precariato. Il giornalismo diventa così uno degli hobby con cui passare le giornate.

Ad aggravare il quadro dell’informazione c’è l’evoluzione tecnologica, che ha minato le poche certezze del settore. E di fatto non ha creato un modello di business (qui i dati sui bilanci dei giornali online) in grado di garantire un buon funzionamento delle società. E su questo aspetto dedicheremo future riflessioni…

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