“Al Senato l’immunità diventa impunità”

Antonio Di Pietro (foto tratta da Facebook)

C’è lo spirito battagliero di sempre: “La riforma della giustizia è un misto di ignoranza e supponenza” e “Renzi è la faccia giovane del berlusconismo”. Ma c’è anche la consapevolezza di aver commesso errori: “Mani Pulite è stata una sconfitta” e “Ho sbagliato tanto con l’Italia dei valori“.

Antonio Di Pietro, fondatore e leader storico dell’Idv, parla del passato, del presente e del futuro in questa intervista a Sfera pubblica. Con una stella polare: la legalità e la giustizia.

Lei si è sempre battuto contro la corruzione. Cosa pensa della riforma costituzionale che prevede l’immunità ai senatori?

L’immunità parlamentare ha un senso solo se serve per garantire il diritto di parola nell’esercizio delle funzioni parlamentari. Posso comprendere la prima parte dell’Articolo 68 della Costituzione quando dà garanzie alle minoranze. Ma solo questa era la ragione per cui i padri costituenti avevano previsto l’immunità.

Invece l’uso è stato molto diverso…

Questa norma è stata utilizzata per garantire impunità, attraverso un sotterfugio truffaldino, ossia di valutare il quantum processuale. In pratica il Parlamento dava valutazioni sulle prove del processo. Ora l’immunità parlamentare diventa totale impunità perché – con la legge elettorale che vogliono – tutela persone non elette dal popolo, ma nominate dai partiti. Il Senato diventerà così il luogo preferito di chi non vuole finire a San Vittore.

A proposito di carcere, i casi di Expo e Mose sono davvero una nuova Tangentopoli o è una forzatura giornalistica?

Quel che la magistratura sta scoprendo, dimostra che è riduttivo parlare di nuova Tangentopoli. Siamo di fronte a una ingegnerizzazione del sistema e a un’evoluzione del modello piduista. I casi di Expo e Mose dimostrano che Mani Pulite è stata una sconfitta.

Perché parla di sconfitta?

Faccio l’esempio dello scandalo Mose, dove sono coinvolte persone che avevamo già arrestato durante Tangentopoli, come Frigerio, Maltauro, Greganti. Alcuni si erano anche pentiti raccontandoci una miriade di cose, che andavano da Milano a Palermo. Ma non hanno raccontato nulla sul triangolo del Nord-Est: le mazzette che riguardano il Mose erano iniziate prima di Mani Pulite. Questi personaggi hanno  deciso cosa dire e cosa non dire, tenendo coperta la parte più conveniente. C’era tanto da guadagnarci e quindi non è stato rivelato. Poi rispetto a Tangentopoli c’è un vantaggio maggiore per il malaffare: il politico non decide più niente, ma è solo uno strumento nelle mani della cricca.

Dalla storia che ha raccontato, è evidente che il sistema Giustizia non funzioni bene. Cosa ne pensa della riforma del governo?

Da abile venditore quale è, Renzi lancia un messaggio al giorno, e così parla a sproposito di riforme. Nell’immaginario collettivo, infatti, la parola riforma fa pensare a qualcosa che ti fa stare meglio. In realtà bisogna andare a vedere nel merito il provvedimento. Sulla Giustizia serviva un decreto, perché sarebbe arrivato un segnale ai cittadini. Ci sarebbe stato un effetto immediato sulla vita di tutti i giorni. Invece sono stati dati degli “indirizzi”, che sono anche pessimi…

In particolare cosa non le piace?

La carcerazione preventiva è prevista solo per i reati con pena superiore ai tre anni. Qui c’è un misto di ignoranza e supponenza: come facciamo a dire a priori se la condanna sarà superiore a tre anni? Renzi poi ha detto che bisogna ragionare sul falso in bilancio. Non capisco quale ragionamento serva: quella era una legge che funzionava benissimo, per questo motivo è stata tolta. Basta riprendere il codice di vent’anni fa e riscrivere la norma. Infine, si parla tanto di riforme, ma servirebbe una norma in ambito europeo: embargo degli affari con Paesi che garantiscono conti offshore.

E cosa dice sulla riforma istituzionale?
Bastava dimezzare i parlamentari con una norma di un rigo e mezzo, in cui si cambiavano i numeri dei componenti di Camera e Senato.

Il suo giudizio su Renzi pare sia pesantemente negativo…

Considero Renzi la faccia giovane del berlusconismo. E non mi preoccupa Renzi in sé ma mi preoccupano gli italiani che venerano il Benito o il Berlusconi di turno.

Parlando dell’Idv, qual è il futuro del partito?

L’Italia dei valori ha avuto un’eclissi per alcuni miei errori. Ho sbagliato la scelta delle candidature e non ho fatto crescere una classe dirigente. Poi ho pagato la scelta di non aver accettato il diktat di Napolitano che voleva il governo Monti. Da allora si è rotto l’asse con il centrosinistra, allora ho cercato la Rivoluzione Civile. Ma l’alleanza è stata troppo disomogenea ed è stata una debacle. Infine non sono state bravo a dimostrare le mie ragioni alla trasmissione Report: ero convinto che volesse basarsi sui fatti, mentre voleva dimostrare una tese preconcetta. Per quanto riguarda il futuro, io non ho incarichi nell’Idv, ma voglio continuare a fare politica e ovviamente non in contrapposizione all’Italia dei valori che per me è come un figlio. E i figli te li tieni anche con i difetti…

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI