Del Piero telecronista, così crolla il mito

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Ridimensionati da Costarica e Uruguay ci consoliamo con quel che resta: i panzer di nuovo in semifinale, ventenni di belle speranze, falli più o meno casuali e padroni di casa oppressi dal dover vincere a tutti i costi per la sesta volta l’hit parade intercontinentale. Poi, fra un “ma che gol ha fatto?” e un “tiro pazzesco”, conviviamo con il crollo dei miti, gente capace di tirar due calci a un pallone ma negati davanti a un microfono.

Del Piero telecronista: fine di un mito

Brasile 2014 offusca l’icona-Del Piero, uno che avrebbe potuto e dovuto vivere di luce riflessa e che invece s’è incaponito nel tentare una carriera da opinionista. Pinturicchio si trasforma in un replicante al fianco del telecronista di turno e ribadisce per filo e per segno le frasi appena snocciolate dalla cosiddetta “prima voce”, salvo sperticarsi nei termini “riprese fantastiche”, “gesto atletico fantastico” e “pubblico fantastico”.

Il prossimo ct tra Tardelli e Cabrini…

Non riesce a Daniele Adani (“ma che voce ha?”) l’emulazione di Bergomi, ma non è che gli altri siano professionisti della parola, anzi, a volte anzi spesso si perdono nel marasma di presunti dibattiti fra un congiuntivo che chiede pietà e un accento gettato nella mischia senza sapere dove andrà a finire. Chi ha detto che se sai fare una verticalizzazione sei anche un accademico?

La ripetitività di frasi roboanti annoia, mentre quelli che abusano del “gettate il cuore oltre l’ostacolo” smorzerebbero perfino gli entusiasmi del ragazzino che vede un paio di tette per la prima volta nella sua vita. Tv e radio di Stato non sono da meno e viene in mente che se il prossimo commissario tecnico azzurro sarà uno fra Tardelli e Cabrini staremo freschi ad aspettare la resurrezione della Nazionale. Così, mentre il palazzo del calcio per rinnovarsi è già pronto a fotocopiare se stesso, il popolo comincia a pensare che perfino il noioso festival di Sanremo potrà valere più d’una partita di calcio.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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