“Faletti era tanto buono” e l’Italia non si smentisce

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Scoprire un genio dopo la sua morte da noi è un’abitudine, neanche Giorgio Faletti diventa eccezione. Testate di grido e navigatori della Rete gli hanno dedicato epitaffi che neanche a un Capo dello Stato, e a parte il dispiacere per la scomparsa d’un personaggio diventato familiare grazie alla televisione, viene da sorridere al solo pensiero di come veniva considerato Vito Catozzo, una delle prime macchiette tirate fuori dal cilindro falettiano.

Molti osservatori consideravano trash una trasmissione come “Drive in”, pardon neanche trash ma “tv spazzatura”. O tv “berlusconiana”, sottintendendo (col termine “berlusconiano”) il più delle volte spregio per ogni produzione di sua Emittenza. O ancora tv del nudo, e neanche c’è da spiegare il motivo.

Si stava meglio quando si stava peggio…

Ecco, per la serie “ennesimo capitolo del si stava meglio quando si stava peggio” oggi Drive in viene considerata un cult degli anni Ottanta, e i personaggi che ne facevano parte adesso sono inquadrati come prìncipi della comicità. Qui trasecoliamo dopo aver letto il trasporto offerto a Faletti, considerato una sorta di “uno, nessuno e centomila” da chi all’epoca lo criticava per il “giumbotto” e “i due Roberti” della cognata e adesso, poche ore dopo la scomparsa, lo indica come decathleta dello spettacolo. Comico, rapper sanremese e scrittore, nell’ascesa dell’enfasi di chi s’affretta a trasformare tutto in scoop o scandalo s’affievolisce di colpo perfino la schiera di chi insinuava la presenza d’una altra mente occulta per i suoi manoscritti.

L’italia con la “i” minuscola

E’ la fotografia del nostro Paese, dove senza le basi si cerca di raggiungere la vetta; dove la politica lascia a desiderare, i commercianti non rilasciano lo scontrino, i calciatori guadagnano cento volte di più d’un ricercatore e i professori rimandano a settembre gli studenti per guadagnare due baiocchi in più con i corsi di recupero.

E’ l’italia – volutamente scritta con la “i” minuscola – dei “cretinetti alla Sordi” che ieri chiedevano l’aiutino per sapere quanti fagioli c’erano nel vaso di Raffaella Carrà e oggi continuano a sussurrare “complimenti per la trasmissione”.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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