Si cambia pure la moglie, resta solo il pallone

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Succede che a volte nella vita ti ritrovi con mille sogni e altrettante speranze, e non parliamo di quelle legate a un futuro migliore, un lavoro, una ragazza da conoscere o un paio di scarpe nuove da ostentare.

Qua resiste solo il sogno del pallone, ovvero la voglia di riscatto che è insita in ognuno di noi e che si lega al risultato d’una squadra, la propria squadra del cuore, che forse è l’unica cosa che non si cambia mai nella vita: perché si può divorziare, si può rinnegare d’essersi fatti in gioventù una canna, si può cambiare macchina anche una volta all’anno e molti hanno dimostrato che si può anche cambiare fede politica. E la parola fede, con la “f” maiuscola, vi fa capire che in casi estremi si possa cambiare sì, anche la passione pallonara. Ma è caso più unico che raro, state certi che non si cambia tanto facilmente la squadra del cuore. Che in questo caso, meglio, una volta ogni quattro anni, diventa la nazionale italiana di calcio.

Maledetto football, adesso pure le signore cotonate lo seguono con visceralità estrema al punto che la famosa casalinga di Voghera, qualora l’andassimo a intervistare oggi, ne direbbe un sacco e una sporta su Balotelli e Prandelli, e magari saprebbe snocciolarci per filo e per segno quelle news di gossip legate a Pirlo e Buffon, da poco separati dalle mogli.

Maledetto pallone, ma solo quando la tua squadra perde e la nocciolina prima del rutto libero dovuto alla birra ti va di traverso se Godin piazza alle spalle del Gigi nazionale la palla dell’uno a zero che decreta la sconfitta degli azzurri e l’uscita di scena della nazionale dalla trasferta intercontinentale più attesa. Vabbé, sarà per la prossima volta, fra quattro anni in Russia forse ci rifaremo.

Oppure in Francia fra due anni, quando ci sarà l’Europeo. Noi intanto ci soffermiamo a gustare un altro sorso di birra, l’estate è cominciata, alla faccia dei cavalieri perdenti dell’italica patria d’un pallone sempre più sgonfio. Che peccato, però, il 13 luglio sarebbe stata una bella festa col Tricolore a sventolare sul tetto del mondo.

Comunque non ci perdiamo d’animo, bianco, rosso e verde sventolano, pure se stavolta non siamo i più forti. Ci accontentiamo della passione, che resta intatta. Nonostante la sconfitta contro gli uruguayani. E pure quella contro quelli del Costarica. E soprattutto, nonostante la crisi che ci ha morso una spalla come neanche suarez sarebbe capace di fare.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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