Il portasfiga di Olanda – Messico e Robben diventa Alien

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Il Messico non viene sconfitto dall‘Olanda, ma da qualche portasfiga pronto a raccontare le partite di calcio come se i telespettatori fossero deficienti. Peccato, potevamo avere un’esistenza migliore, soprattutto cronisti migliori, e non vado indietro nel tempo a riascoltare il caldo racconto di Nando Martellini, la velocità descrittiva di Enrico Ameri né quel caratteristico svociato modo di raccontare il football di Sandro Ciotti. No, basterebbe una via di mezzo fra i primi e gli ultimi.

Macché, oggi chi racconta i fatti spesso cerca di rendersi protagonista, ovviamente a modo suo, come quell’arcinota cronista di mamma Rai modellata per fare l’inviata finta bionda e subito pronta un bel giorno a raccontare in diretta televisiva che le sue immagini stavano facendo il giro del mondo e rappresentavano uno scoop mondiale. Le sue, neanche quelle dell’operatore che in quel momento stava con l’occhio fisso nella telecamera dopo aver fatto il “bianco” e sudato freddo per cercare l’inquadratura giusta, e nemmeno – ma quella signora era una freelance? No, era una stipendiatissima “capocciona” della tv di Stato – di proprietà del canale che lì, in quel posto, ce l’aveva mandata.

A raccontar della caduta di un governo, che avete capito? Qui abbiamo scoperto, intendo nel corso del mondiale di calcio, che il portiere del Messico ha una lastra di vetro che lo aiuta a difendere i pali e che Robben diventa Alien perché si gigioneggia sul nome dell’olandese, Arjen, con una comparazione che sarebbe perfino simpatica se non fosse ripetuta all’infinito così da diventar stucchevole.

Alzi la mano chi vorrebbe meno moviole, meno chiacchiere, meno frasi a vanvera nel contesto d’una hit parade quadriennale che puntualmente viene trasformata in una fiera della vanità più che in un festival del pallone fra gnocche di turno fotografate in pose più o meno eloquenti, dichiarazioni di rito iper-cretine e lapsus freudiani, come quello dell’inviato in Sudamerica incapace di ricordare che fino al 1970 il Mondiale di calcio era la coppa Rimet. Tranquilli, poi gliel’hanno detto. E per fortuna qualche funzionario è intervenuto per rimandare il tizio a casa.

Comunque per quel che riguarda il calcio, mille teste a pensare portano in dote mille pensieri diversi. Per esempio la pallonata in faccia presa dal portiere messicano superstar, per cronista e spalla della tv di Murdoch è diventata la parata del mondiale. Certo, adesso Zamora si starà rivoltando nella tomba; e Gordon Banks invece dicono si sia messo a piangere, perché la più bella parata della storia dei mondiali era stata la sua, quando saltò da un palo all’altro per impedire all’incornata di Pelè di finire all’angoletto. Altra eleganza, altro calcio, altro modo di raccontar le partite.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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