Le gaffe e gli errori di Alfano da quando è ministro

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Il Movimento 5 Stelle ha lanciato la sua offensiva con l’hashtag #cacciarealfano. Un bersaglio “facile” per Beppe Grillo, che ha elaborato il decalogo di motivi per cui il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, dovrebbe lasciare l’incarico di governo.

Le gaffe e gli errori del ministro dell’Interno Alfano

Il lavoro al Viminale, oggettivamente, non ha brillato di luce propria. All’esordio da ministro ha partecipato a una manifestazione a Milano contro i giudici per difendere Berlusconi “dall’ennesimo attacco giudiziario”. Un’uscita che non ha giovato al suo profilo istituzionale.

Il ministro ha poi dovuto affrontare la bufera del caso Shalabayeva, quando la moglie del dissidente kazako Ablyazov fu prelevata a Roma dopo gli “ordini” arrivati dal regime del Kazakistan. Alfano si difese scaricando le responsabilità sul prefetto Giuseppe Procaccini. In realtà molte informazioni fanno credere che il titolare del Viminale fosse a conoscenza dell’operazione contro Shalabayeva. La vicenda è stata umiliante per l’Italia.

Alfano non ha fornito performance eccellenti sulla gestione dell’ordine pubblico, come testimonia la morte del tifoso Ciro Esposito, ferito prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina. Il ministro si è difeso, sostenendo che sono state fatte le migliori scelte possibili. Ma il tragico risultato è sotto gli occhi di tutti.

La ciliegina sulla torta è stata la gaffe sull’arresto di Bossetti, presunto assassino di Yara (qui la ricostruzione precisa della vicenda), definito “assassino”. In pratica una condanna prima ancora che fosse messo in calendario il processo.

E adesso Alfano è atteso da un esame che rischia di essere una bomba per la sua immagine: la gestione dell’emergenza sbarchi nella stagione estiva.

Cacciare Alfano per indebolire Renzi

Beppe Grillo ha insomma individuato l’obiettivo per indebolire Matteo Renzi: colpire il principale alleato, il leader del Nuovo centrodestra. Il partito nato dalla scissione con Forza Italia è la stampella necessaria alla maggioranza renziana, nonostante sia uscito malconcio dalle elezioni Europee. Il superamento della soglia del 4% è stato possibile solo grazie all’apparentamento con l’Udc di Casini. Altrimenti il fallimento sarebbe stato completo.

Alfano, che aveva annunciato un progetto grandioso di rifondazione dei moderati, deve in realtà decidere tra due soluzioni: fare la gamba destra al renzismo oppure tornare all’ovile berlusconiano, compiendo una capriola per giustificare la reunion dopo una gestione non proprio memorabile del Viminale.

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