Giornalisti precari, l’equo compenso che tale non è

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La notizia quasi non ha sorpreso chi conosce il funzionamento di certi sindacati. Ma nel caso dell’equo compenso per i giornalisti la frustrazione è doppia: la legge era nata per fornire tutele e un’adeguata retribuzione ai precari dell’informazione, quelli che vengono pagati “a pezzo”. Invece l’intesa partorita riesce a essere peggiore della situazione attuale.

L’accordo in sintesi e la protesta dei precari

La Fnsi, il sindacato dei giornalisti, ha firmato un accordo (le tabelle con i tariffari sono in fondo all’articolo nella gallery) con Fieg (gli editori) e il governo che prevede il pagamento per i giornalisti collaboratori una retribuzione di 20 euro lordi ad articolo di almeno 1.600 battute. Insomma, un cronista arriverebbe a portare a casa uno stipendio di 250 euro (sempre lordi, si intende) al mese dalla collaborazione con una testata. La beffa suprema è che al di sotto di quella soglia di articoli, l’equo compenso non è previsto. Inutile aggiungere altro.

La mobilitazione dei precari, sostenuta dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino, ha scelto subito la via del web: nella giornata di giovedì 26 giugno è stato promosso un tweetstorm contro l’intesa, con l’hashtag ufficiale #Siddivergogna per protestare contro Franco Siddi, segretario della Federazione Nazionale Stampa Italiana.

Inoltre, l’8 luglio è in programma una manifestazione a Roma, in corso Vittorio Emanauele, davanti alla sede della Fnsi. Nonostante l’irritazione, Siddi ha giudicato buono l’accordo “in tempo di crisi”.

Considerazioni sul giornalismo

La vicenda dell’equo compenso conferma in sostanza il totale disinteresse del sindacato verso la schiera dei “non tutelati”. Un comportamento che avviene non solo nel settore giornalistico. Per alcune istituzioni il precariato continua a essere un genere letterario interessante, magari da raccontare, ma che resta un universo sconosciuto, un corpo estraneo alla società. Proprio perché non c’è la consapevolezza di cosa sia.

Del resto l’evoluzione dell’informazione, anche attraverso le nuove forme di comunicazione, ha sdoganato l’idea del giornalismo come hobby, un surrogato ideale del bricolage o del collezionismo di francobolli, con il via libera di maître a penser del giornalismo italiano, che vaticinano una professione da ripensare. Ovviamente senza stipendio, per gli altri.

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