L’Italia che gioiva per l’eliminazione di Spagna e Inghilterra

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Italia -UruguayAccàntonati il parallelo di Mick Jagger, nel 1982 e nel 2014 su un palco italiano col vessilo “ruffian-tricolore”, ci accorgiamo che i Rolling Stones sono invecchiati di brutto e Balotelli non vale Pablito, ma neanche Totò Schillaci e Aldo Serena, ovvero gli ultimi due che affossarono l’Uruguay in una sfida mondiale.

 

Stavolta è diverso e il ko di Natal equivale più o meno alla disfatta con la Nuova Zelanda di quattro anni fa e all’1-0 patito coi coreani nel 1966. Si vince con gli inglesi ma neanche c’è il tempo d’accorgersene che la Hodgson-band sta peggio di noi (il che è tutto un dire) perché quelli che pensavamo pellegrini preparano la fossa e un centrale difensivo dell’Atletico Madrid, tal Godin, spinge la carcassa dei nazionalpopolari nel baratro mentre si lacrima sul morso di Suarez onde evitare di piangere sul cadavere già alla porta. Tutti a casa, ma è giusto che sia così: il Mondiale si vince tirando sventole nella porta degli avversari e non cercando di salvare il salvabile all’ultima curva: zero tiri contro o costaricensi e Nando Muslera che dovrebbe pagare il biglietto perché contro la barchetta di carta timonata da Prandelli svolge mansioni da tifoso non pagante nel suo sgargiante arancione che domina sul dual color scelto da chi pare aver sbagliato scarpini: uno rosa e uno azzurro, ma che moda è?

Prandelli lato campo

Vabbé, soprassediamo, i gusti son gusti e guai a sminuire un brand che farà impazzire i genitori di non pochi pulcini pronti a emulare l’ennesima moda che durerà lo spazio d’un amen. Lo stesso “e cosi sia” di chi aveva gioito per l’eliminazione degli spagnoli e dei britannici. Che dicevano i nostri nonni? “Non sputar per aria, che rischia di ricaderti addosso”. Detto, fatto.



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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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