Le riforme con immunità e con lo scaricabarile

Il nuovo Senato diventa talmente nuovo, che viene introdotta l’immunità per i senatori. Le riforme epocali, almeno nelle dichiarazioni di intenti, si avvitano su un dibattito che ha davvero poco di innovativo.

Beninteso, la scelta di inserire l’immunità potrebbe anche essere rivendicata nell’ambito di un nobile discorso costituzionale, perché la tutela per i parlamentari non sarebbe un’anomalia italiana. Anzi a dirla tutta in un Paese normale dovrebbe essere logico l’esistenza di questa tutela. Ma conoscendo i livelli di corruzione in Italia è difficile parlare di “Paese normale”.

Quindi l’inserimento dell’immunità parlamentare sembrerebbe una mossa pro casta, ancora di più nel caso del nuovo Senato perché andrebbe a vantaggio di sindaci ed esponenti indicati dai consigli regionali, che oggi non godono di alcuna immunità e finiscono spesso nelle cronache giudiziarie a causa di scandali. Per questo qualche perplessità (eufemismo) è più che lecita.

Per Renzi la colpa è sempre degli altri

In un dibattito che dovrebbe essere molto serio, si affaccia un atavico vizio della politica italiana: attribuire la colpa agli altri. Matteo Renzi, presentatosi con i panni del condottiero rottamatore, non ha rottamato questo comportamento. E appena accade qualcosa che fa arrabbiare le persone, anche gli elettori appartenenti alla schiera del 41%, inizia il giochetto dello scaricabarile.

Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, ha affermato che il governo era contrario all’immunità, perché “aveva scelto un’altra strada”. Parole criptiche che hanno mostrato una solida cultura dorotea, con una sapiente spruzzata di pilatismo.

Tuttavia, la strategia non sembra convincente: per quanto le riforme siano necessarie, l’esecutivo non può accettare qualsiasi cosa per arrivare al traguardo (all’urlo di “non possiamo far saltare il tavolo”). Altrimenti l’immagine è quella del compromesso a tutti i costi, finanche su un tema come quello della revisione della Costituzione, che è troppo serio per essere sacrificato sull’altare della propaganda.

Forse in alcuni casi la baldanzosa “gioventù renziana” dovrebbe compiere un’azione rivoluzionaria: ammettere gli errori e le ingenuità nel momento in cui vengono commesse. Perché errare umano (introdurre l’immunità per i senatori), negare l’evidenza (la misura era stata accettata dal governo) è diabolico.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI