La giornata mondiale del rifugiato raccontata con le immagini

Pubblicato il da

Un’immagine del progetto Road to Bruxelles

Il rifugio è quel posto in cui si cerca conforto, non solo da un punto di vista psicologico quanto fisico. Oggi si festeggia la tredicesima giornata mondiale del rifugiato istituita nel 2001 dall’assemblea generale dell’ONU con queste parole: “Il tema di questa giornata memorabile è il rispetto”.

Una dichiarazione tanto semplice quanto potente come uno schiaffo in pieno volto per chi fa dell’indifferenza e della diffidenza il proprio passaporto. Di viaggio, come irrinunciabile metafora dell’esistenza umana si parla anche oggi. Un rifugiato lascia il proprio Paese per ragioni più o meno comprensibili e con uno gesto quasi infantile cerca protezione nello stato in cui approda.

Ci sono molti modi per raccontare il senso del viaggio e l’importanza di sfidare le frontiere, di essere parte di un sistema geografico che non regoli il flusso migratorio sempre a discapito dei migranti. Due storie su tutte sono il film di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry Io sto con la sposa e il progetto fotografico di Alessandro Penso, The European Dream: road to Bruxelles. Entrambi hanno il pregio di spostare completamente il punto di vista cercando di raccontare storie autentiche non mutuate da chi sta da questa parte delle frontiere.

La doppia sfida di “Io sto con la sposa”

Da una parte un viaggio, durato quattro giorni e tremila chilometri di un poeta palestinese siriano, un giornalista italiano, e cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra che hanno come meta la Svezia e che inscenano un corteo nuziale per non essere arrestati come contrabbandieri; dall’altra il progetto vive grazie a una serratissima operazione di crowfounding, di impegno dal basso.

Il senso politico di questo film, che va ben oltre la sua bellezza estetica, è molto chiaro nelle note di regia: “le riprese hanno sempre dovuto mediare con le esigenze dell’azione politica. Perché in Svezia ci dovevamo arrivare per davvero, non tanto per fare un film”.

“The European Dream: road to Bruxelles” è una raccolta di immagini, volti, storie che si muovono su un camion, partito da Bari il 17 giugno e che arriverà a Bruxelles, passando per Ancona, Roma, Firenze, Milano, Ginevra e Cortona, progetto patrocinato dall’UNHCR e dai comuni ospitanti.

Il camion è allo stesso tempo contenitore delle foto e uno mezzi classici utilizzati dai rifugiati e dai migranti in genere. Anche questa mostra è un percorso in cui si annodano memorie mai dette e si realizza un riconoscimento di quanto generalmente è nascosto nel buio di un camion e nelle corse disperate alle frontiere.

Sfidano il sentire comune questi due lavori, non ci si nasconde più: anzi il paradosso è che si fa di tutto per mostrarsi agli occhi di un’Europa che non ha ancora ben chiaro il suo imprescindibile ruolo di mediazione e non solo di fortezza.

Oggi, 20 giugno 2014 è ancora importante mostrare uno delle caratteristiche che rendono l’umana specie capace di fare cose meravigliose: ad esempio quella di dare rifugio a quanti ne hanno bisogno, preferendo alle appartenenze di frontiera un senso comune di vita in cammino.

Questo articolo è stato pubblicato in Vorrei la pelle nera e contrassegnato come , , da Giulia Maria Falzea . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Aggiornato alle ore 11:40
Giulia Maria Falzea

Informazioni su Giulia Maria Falzea

All’anagrafe ho tre nomi dal gusto vagamente religioso: Giulia Maria Benedetta, il che, crea in me parecchie confusioni esistenziali e interpretative. Infatti tre sono le sole cose su cui non nutro dubbi: non sono religiosa, sono (tristemente) di sinistra e mi piace la pasta al sugo. Vengo dal sud soleggiato e disperato insieme, ho vissuto a Bologna, Londra, Roma, Milano e Bari: tutti posti in cui mi sento a casa, sebbene sono e resto una migrante. Ecco perché quello di cui scrivo sono le storie migranti. Da bambina la mia Barbie preferita era una stangona “color di cioccolata” chiamata Dambisa, ecco perché il mio spazio su Sfera Pubblica si chiama: Vorrei la pelle nera. So cucinare, ho un cane bassotto, e coltivo relazioni sentimentali instabili. Al mio funerale deve essere suonata questa canzone: Nina Simone – Ain't Got No, I Got Life
ipse dixit

Alfano parla di carcere per chi sceglie l’utero in affitto. Ma il ministro lo sa che in Italia questa pratica è già vietata dalla legge 40? continua

Monica Cirinnà, relatrice del ddl sulle unioni civili
21 aprile 2015 | Giovedì 23 aprile – ore 18,00 Libreria Ibs Via Nazionale, 254 – Roma Presentazione del libro “Il Creasogni” di Simone...