Vinòforum a Roma, due consigli da non esperti

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di Gaetano Maiorino

Un vino è buono quando vuoi berne ancora. Affermazione semplice, forse molto banale, che probabilmente poco si addice a chi della passione per il vino ha fatto una professione e addirittura un’arte. Eppure affermazione inconfutabile, sia per chi non sappia distinguere un Chianti da un Brunello, sì tra i conoscitori più esperti, quelli per capirsi, che sanno riconoscere ogni singola sfumatura di gusto da un unico sorso, ogni dettaglio organolettico da un riflesso di colore nel calice.

Sono questi due mondi, quello degli appassionati e dei curiosi e quello dei produttori professionisti, che Vinòforum ha il merito di saper riunire nello stesso luogo, ossia l’area espositiva allestita sul lungotevere Maresciallo Diaz a Roma fino al 21 giugno.

A qualunque delle categorie vi sentiate più vicini, approfittate degli ultimi due giorni di attività di questa manifestazione enogastronomica, giunta alla sua undicesima edizione, per entrare in contatto con alcune delle migliori aziende vinicole nazionali e ampliare le vostre conoscenze sulla bevanda simbolo del made in Italy.

Con 500 aziende rappresentate, 3000 etichette a disposizione per degustazioni, masterclass e incontri con rappresentanti di spicco dell’industria, aperti a tutti i visitatori, anche per il 2014, il Vinòforum si conferma come una importante e prestigiosa vetrina.

Produttori, distributori, ristoratori, tecnici e operatori del settore hanno la possibilità di entrare in contatto diretto in un contesto altamente professionale ma senza formalismi, sfruttando la competenza degli organizzatori e allo stesso tempo la familiarità dell’ambiente che gli stessi sono riusciti a creare, per non escludere dalla fruizione chi poi determina l’effettivo successo di un’annata: i consumatori finali

Non manca ovviamente il cibo, con i migliori ristoranti locali a proporre singolari menu gourmet rivisitati e riproposti come cibo da strada.

A voler trovare un difetto, forse la mancanza di una cospicua presenza di prestigiosi produttori stranieri non dà ancora alla manifestazione un vero respiro internazionale. Il potenziale però c’è di sicuro.

Consigli del visitatore appassionato (che non si azzarda a fregiarsi della qualifica di esperto): non fate mancare al vostro palato un assaggio di Mater Matuta–Casale del Giglio, rosso laziale fruttato e persistente. Se il bianco è invece la vostra passione è caldamente suggerita la Passerina doc del Piceno, accompagnata da una gustosa frittura di olive ascolane.

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