Gli esodati non vanno dimenticati dopo il 23 giugno

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Ci sono date che restano scolpite nella storia di un Paese, altre che invece sono attese in maniera spasmodica da alcune persone in particolare (anche se non hanno un rilievo nazionale). Il 23 giugno 2014 è per gli esodati una data storica, o almeno uno degli ultimi appigli.

Infatti senza una soluzione, anche temporanea, è difficile immaginare futuri sbocchi. Il loro dramma, peraltro, riguarda pure l’opinione pubblica che sembra averli rimossi, nonostante la situazione creata sia una macchia indelebile degli ultimi anni della politica. Sicuramente l’errore più grave del governo di Mario Monti e della ministra Elsa Fornero.

Ricordiamo chi sono gli esodati

Dal punto di vista tecnico, gli esodati sono quei dipendenti che hanno accettato di lasciare il lavoro sotto la spinta di incentivi economici, in attesa della pensione. Per questo la loro scelta si definisce “esodo volontario”.

La riforma del governo tecnico ha allungato i termini per la maturazione dei requisiti necessari alla pensione. Queste persone sono state perciò lasciate a metà del guado, senza uno stipendio e senza un’occupazione (a cui, in un contesto beffardo, in molti casi hanno rinunciato volontariamente). In pratica il “patto” stipulato è stato modificato in corso d’opera e ovviamente in maniera unilaterale. Un gesto al limite della decenza.

Il punto della situazione attuale  

Ad aprile, dopo gli interventi del governo, la situazione ha coperto un’altra tranche di lavoratori. Ma c’è ancora una vasta platea senza garanzie e tutele: il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha sostenuto he gli esodati rappresentano una priorità per la sua azione.

A pochi giorni dal “fatidico” 23 giugno non ci sono notizie certe sul caso, ma appare scontato che l’esecutivo stia vagliando una soluzione-ponte che permetta di vagliare con relativa calma la questione.

Uno dei punti più intricati della vicenda concerne i “numeri“, che già nel 2012 generarono un guazzabuglio tra l’Inps ed Elsa Fornero. Ma un fatto va tenuto bene in mente: dietro alle cifre si nascondono storie personali e di padri di famiglia che all’improvviso si sono trovati senza alcuna forma di sostentamento.

In casi del genere è complicato dire cosa bisogna fare. Un provvedimento avveduto, però, deve partire da un presupposto: una stima per “eccesso” sugli esodati. Così è difficile tagliare fuori qualcuno.

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