Yara Gambirasio, il presunto assassino e la gaffe di Alfano

Pubblicato il da

L’intricato caso dell’omicidio di Yara Gambirasio ha scatenato una serie di polemiche su come è stata gestita la notizia dell’arresto del principale sospettato, epilogo avvenuto dopo lunghe e complicatissime indagini.

I fatti sono questi: Giuseppe Bossetti , il presunto assassino di Yara Gambirasio, ha 43 anni ed è un lavoratore edile autonomo.
Lunedì 16 giugno, Bossetti è stato arrestato mentre stava lavorando in un cantiere a Dalmine, in provincia di Bergamo. L’accusa è quella di avere ucciso, 4 anni fa, Yara Gambirasio. Secondo le indagini avrebbe provato a violentare la giovane ginnasta, la colluttazione che ne è seguita avrebbe poi causato le gravi ferite che portarono alla morte della ragazza.
Dopo l’arresto, Bossetti è stato portato in caserma dove è stato sottoposto a un primo interrogatorio, durante il quale si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nei prossimi giorni dovrà comparire davanti al giudice per le indagini preliminari per la conferma dell’arresto.

Di tutte le informazioni fin qui elencate, una va precisata per il seguito della storia: ci sono prove consistenti contro Bossetti. Sono molte e verificate. Tuttavia, l’accusato deve essere ancora processato e, al momento, non c’è nessuna sentenza di colpevolezza nei suoi riguardi.

Da questo punto finisce la cronaca e inizia la polemica. A scatenarla è Angelino Alfano, ministro dell’Interno, che con un tweet annuncia che l’assassino di Yara è stato individuato.

Basta un tweet e si crea il caos. La notizia balza in prima pagina su tutti i quotidiani online e nel giro di poche ore emergono i dettagli: il nome e le foto del presunto omicida. Il corso degli eventi, però, non era quello previsto dal procuratore capo di Bergamo, Francesco Dettori: “Era intenzione della Procura mantenere il massimo riserbo – spiega – Questo anche a tutela dell’indagato in relazione al quale, secondo la Costituzione, esiste la presunzione di innocenza“. Apriti cielo, tra Alfano e la procura inizia la disputa. Il ministro dell’Interno replica: “Io non ho dato alcun dettaglio”, dice, piuttosto la Procura di Bergamo “dovrebbe chiedersi chi ha inondato i mass media di una quantità infinita di informazioni e dettagli”. Vero, ma a quel punto il danno era fatto e non basta un tweet “riparatorio”.

L’annuncio frettoloso ha scatenato la folla di giornalisti e a quel punto l’argine era irremediabilmente rotto. L’uscita da primatista di Alfano ha fatto guadagnare al ministro prime pagine non proprio lusinghiere.

Segui la rassegna delle prime pagine su sferapubblica.tumblr.com e su instagram.com/sferapubblica

Non mancano i commenti polemici. Ne citiamo due. Il primo, piuttosto esaustivo, di Alessandro Giulioli, che ieri sul suo blog “Piovono rane” se l’è presa con il ministro Alfano:

“Passi per il tizio di Motta Visconti che ha confessato, ma quell’altro non risulta ancora essere colpevole. Sicché un ministro degli Interni che dice: “l’assassino è stato individuato”, beh: nemmeno in Rwanda (cit. Massimo Ribaudo). Tra l’altro Alfano ha deciso da solo tutti e tre i tre gradi di giudizio mentre Bossetti era ancora in stato di fermo: non era nemmeno arrivata la convalida del gip agli arresti. Se questo ministro appartiene alla schiera dei cosiddetti “garantisti”, chissà gli altri. Un velo pietoso poi sul Giornale che titola “Schifezze d’uomini”: evidentemente in via Negri mentre decidevano la prima pagina avevano davanti uno specchio.”

Il secondo è di Enzo Iacopino che, in quanto presidente pro tempore dell’Ordine nazionale dei giornalisti, ha qualche responsabilità nella gestione del caso da parte dei mezzi di informazione.

ipse dixit

Alfano parla di carcere per chi sceglie l’utero in affitto. Ma il ministro lo sa che in Italia questa pratica è già vietata dalla legge 40? continua

Monica Cirinnà, relatrice del ddl sulle unioni civili
21 aprile 2015 | Giovedì 23 aprile – ore 18,00 Libreria Ibs Via Nazionale, 254 – Roma Presentazione del libro “Il Creasogni” di Simone...