Calcio in tv: critica alla telecronaca urlata e ‘pazzesca’

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Un’immagine di Uruguay Costa Rica (Danilo Borges/Portal da Copa)

L’ultimo è stato Nando Martellini, il suo triplice “campioni del mondo” fu spontaneo e non studiato a tavolino. Ma quello era un altro modo di portare avanti la professione, senza calcoli, raccomandazioni e lottizzazioni: si raccontavano le notizie punto e basta. Poi sono venuti quel “cielo è azzurro sopra Berlino” e chi trasformò il tris del compianto Nando in un poker esclamativo da dimenticare in fretta. E dire che ci lamentavamo dei “tutto molto bello!” di Pizzul, per tacere dei pittoreschi svarioni griffati Novantesimo minuto.

Ora è diverso, maledettamente distruttivo, e chi racconta lo sport pare si senta male se non riesce a svelare lo scoop minuto per minuto. Buona cosa l’enfasi, che diventa stucchevole quando viene pilotata in maniera provinciale. Poi “dio” ce ne scampi e liberi da quelli che s’addentrano in pronunce impossibili, per tacere di chi deve assolutamente trovare la magagna. Se un calciatore svirgola un pallone a inizio partita o se un portiere sbaglia un’uscita, per tutto l’arco del match quella sbavatura sarà ricordata dal telecronista e dalla “spalla” di turno, che invece di soffermarsi su un gesto tecnico pregevole, indica a ripetizione al telespettatore di turno lo sbaglio. Come se lui fosse più bravo di chi sta in campo.

Ovvio, gli opinionisti meritano un capitolo a parte, e intendo gli opinionisti tecnici, cioè quella valanga di ex calciatori e allenatori esonerati (se non lo fossero, starebbero in panchina, è ovvio; quindi alla platea televisiva vengono offerte le “scartine”, non c’è altra spiegazione) pronti a discettare e a disquisire fra un congiuntivo che con loro si deprime e un aggettivo qualificativo che viene abolito in favore di nuove terminologie, introvabili per forza di cosa sullo Zingarelli.

Nel Belpaese delle “partite in ghiacchio”, del “pazzesco” e del “ma cosa ha fatto”, regnano anche i pick and roll del basket, termine abusatissimo nelle finali Nba per esempio. Chi si lamentava degli interventi in stile “scusate, calcio d’angolo per il Bari” dettati da Ezio Luzzi, è servito. E’ vero, al peggio non c’è mai fine. Del resto, se perde verve pure Argentina-Bosnia nel mondiale 2014, non c’è altra spiegazione: perché dal pulpito invece di raccontare la partita s’è perso tempo a sottolineare la vicenda di Safet Susic, allenatore balcanico che non giocò mai in Italia perché firmo due contratti con altrettante squadre, Inter e Torino. Una perla rammentata da chi pare pagato solo per trovare scheletri nell’armadio. Lo sport è ben altra cosa.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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