Furie rosse d’argilla e la squalifica misteriosa a Beckenbauer

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Franz Beckenbauer

Si scervellano i tuttologi nell’analizzare la storica scoppola, mentre spiattellare il numero dei gol subiti dalla Spagna nell’ultimo Mondiale ultimato, quello sudafricano, lascia sbigottiti i novelli Gianni Brera al cospetto del vendicativo 5-1 inflitto dagli olandesi alla nazionale di Del Bosque.

Le “furie rosse” adesso paiono un colosso d’argilla – e in tanti invece s’erano sperticati nel pronosticare un altro successo iberico pure al termine della kermesse brasiliana – mentre gli allibratori come d’incanto abbassano repentinamente le quote dell’Olanda campione del mondo. “Finalmente campione!”, verrebbe da aggiungere dopo le tre finali perse contro Germania, Argentina e nel 2010, cercando però di evitare lo sguardo dell’ormai sessantasettenne Cruijff, che rosicherebbe alquanto per non esserci riuscito lui, più forte orange d’ogni tempo, ad alzare al cielo la coppa del mondo.

Azzardare la caduta degli dei che da poco hanno un nuovo re non è il caso (ma che sia svanito l’effetto Juan Carlos potremmo ipotizzarlo) così come non è il caso di affidare le speranze di sbancare il botteghino del centro scommesse puntando sul “primi al traguardo finale” di Robben e Van Persie, che quest’ultimo a sentire certi conduttori-vip adesso si pronuncia in maniera diversa rispetto a come abbiamo ascoltato e detto fino a oggi. Un po’ come quando a “Novantesimo minuto” Càusio cominciò a esser chiamato Caùsio, con l’accento sulla “u”.

Vince secondo pronostico il Cile contro l’Australia e delude il Camerun contro il Messico, che in squadra schiera Rafael Marquez un trentacinquenne regista arretrato che ricorda Beckenbauer, panzer che prenderà novanta giorni di squalifica dalla Fifa per la sua bocca che resta cucita nel merito della vicenda-Qatar. Ma – domanda spontanea – se kaiser Franz non gioca più né allena, che squalifica possono dargli per tre mesi? Il football ci regala l’ennesimo mistero. Fortuna che a Fatima il calcio non è di moda, rischieremmo di scambiarla per la città degli enigmi.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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