Verdi o Farage? Grillo prepara altro Maalox…

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La vittoria al ballottaggio di Livorno, salutata come una resurrezione, è già finita in archivio. Il Movimento 5 Stelle, infatti, sta vivendo l’ennesimo momento di travaglio della sua esistenza. Per Beppe Grillo non c’è il tempo di festeggiare, che subito deve cercare una nuova scatoletta di Maalox.

L’offensiva contro Pizzarotti, citato spesso come modello per il neo sindaco di Livorno Nogarin, è stata seguita dal voto spericolato alla Camera sulla responsabilità civile dei giudici. Con la scusante di voler mettere a nudo la debolezza parlamentare del Pd, il M5S ha finito per fare un ghiotto assist al centrodestra. Un cadeau a Silvio Berlusconi, che forse ha trovato il primo sorriso politico dopo settimane di buio. Così qualche malumore si è sollevato sul web, e non solo.

Poi oggi Beppe Grillo attende il giudizio della Rete sull’alleanza dei 5 Stelle in Europa. La certezza sul voto è che comunque vada, l’ex comico sarà sconfitto. La sua spinta verso il “simpatico” (Grillo dixit) Nigel Farage, leader dell’Ukip (i nazionalisti inglesi), ha aperto una ferita nel Movimento 5 Stelle a causa di una schizofrenia patologica: la settimana prima del voto alle Europee, il modello citato era quello di Enrico Berlinguer. Il giorno dopo il risultato elettorale, come ipotetico alleato è stato individuato un personaggio abbastanza discutibile. Che non sarà un fascista, ma di sicuro ha poco da spartire con la visione dello storico segretario comunista.

Dunque, un eventuale pronunciamento pro-Farage sposterebbe a destra l’asse pentastellato creando più di qualche scontento tra gli elettori di sinistra che vedono in Grillo l’alternativa al Pd (come insegna il caso Livorno).

L’altra scelta è l’alleanza con i Verdi europei: uno sbocco più logico, visto le battaglie ambientaliste del Movimento 5 Stelle. Tuttavia, se gli attivisti scegliessero questa soluzione, il leader del Movimento uscirebbe abbastanza delegittimato (cosa sarebbe accaduto, per esempio, se Renzi fosse stato messo in minoranza sull’adesione al Pse?). In una forza politica matura, si aprirebbe un dibattito sulla guida. Del resto Grillo si è proclamato il Capo Politico del M5S, anche se quando gli fa comodo dice che lui non comanda.

Il fragile appiglio del “decide la Rete” sarebbe la più tradizionale foglia di fico: i militanti avrebbero dovuto pronunciarsi prima dell’incontro con Farage.

Aggiornamento:

Grillo ha provveduto a togliersi dall’imbarazzo di dover “perdere” a metà, facendo votare  tra destra ed estrema destra, cassando direttamente i Verdi.

ipse dixit

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