L’amatriciana che ha fatto commuovere il web

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Adesso non c’è video che non faccia “impazzire il web”, ormai il refrain è sempre lo stesso e quanto mai stucchevole quanto l’altra cantilena, quella del “video che ha fatto commuovere il mondo”.

E’ la chiara sintesi della smodata ricerca d’uno scoop a tutti i costi, cui s’aggiunge la voglia irrefrenabile di stupire, chissà poi chi e perché, che tanto quei frame e quelle istantanee e soprattutto quei post sui social network durano il tempo d’uno sternuto. Neanche il tempo di tirar fuori un cleenex dal taschino, che ecco piombare un altro scoop, poi un altro ancora; e si rischia di trascorrere la giornata a lacrimare per quelle foto e quei video tanto commoventi e sbalorditivi, sensazionali e perfino unici. E’ la tendenza figlia delle catene di sant’Antonio (benedetto dove riposa) e di quei post da tenere sulla propria bacheca “per un’ora” se davvero interessa l’argomento.

Colpa dei navigatori della Rete? In parte. Ma s’aggiungono altre cause, legate al sensazionalismo televisivo, agli urlatori dell’etere, a chi non può vivere senza aver strillato (a chi lo riesce a sentire) sbalorditive rivelazioni perfino sull’amatriciana. Così si vive alla giornata, dimenticando problemi economici e politicanti che la fanno da padroni, guai, dilemmi e angosce.

«Tanto c’è Facebook, oppure cinguetto, io protesto e gli altri che fanno?»: il comun denominatore dell’italiano che trova nello “sfogatoio” dei social network l’appiglio per sentirsi vivo è servito su un vassoio d’oro. Ovviamente placcato. Qua viene da pensare che avevano ragione i nostri nonni quando dicevano “si stava meglio quando si stava peggio”. Forse non ci avranno lasciato eredità né denaro dentro al materasso, ma in quanto a frasi “non fatte ma di vita vissuta” stavano tre giri avanti a noi.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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