Missione tenerezza

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Neonati aggrappati a cuccioli di cane, neonati truccati, mascherati, costretti a stare in pose improbabili per assecondare la mania del genitore-fotografo. Quel che ormai appare evidente è che lo sfruttamento dello stato di non autosufficienza di un neonato fino al primo anno di vita per creare gallery fotografiche “strappa like” da schiaffare sul web è diventata una moda.

La tenerezza dei bambini ha sempre fatto molta presa sull’immaginario dei più e di certo non sorprende la grandissima viralità di tali “fotoprogetti”, sorprende, piuttosto, la mancata indignazione verso una pratica che è ben lontana sia dal professionismo fotografico, sia dal rispetto dell’essere umano.
Con i neonati fotografati tra i fiori, Anne Geddes negli anni ’90 ci ha fatto una fortuna, ma con l’avvento del web il fenomeno si è non solo triplicato, ma ha assunto tratti caricaturali e molto pericolosi.

La spontaneità è stata deliberatamente sostituita dal meccanismo artificioso del posizionare-agghindare-stimolare-inquadrare un soggetto che se potesse scegliere chissà cosa direbbe. Sarebbe d’accordo? Si farebbe manipolare? Avrebbe il desiderio di essere pubblicato sul web? O, più semplicemente, vorrebbe divertire?

Se è vero che il web ha favorito l’incrementarsi di questa “missione tenerezza” da parte di genitori e fotografi, è anche vero che il bambino, inteso come soggetto principale di progetti fotografici, non è di certo cosa nuova.

Ci sono molti fotografi che concentrano la propria ricerca artistica personale sulla famiglia ritraendo spesso i propri figli in situazioni quotidiane e non.

Foto di Sally Mann

Foto di Sally Mann


Una di queste, Sally Mann, annoverata tra le fotografe contemporanee più influenti, ha destato numerose critiche quando uscì il suo lavoro intitolato Immediate Family che ritrae i suoi figli immortalati nella loro nudità asessuata e nostalgica. In realtà, il suo, è un lavoro sulla natura degli esseri umani, su un’identità e una sospensione primordiale costantemente minacciata dal mondo adulto. Se dovessi additare come irrispettose queste immagini, dovrei farmi una grande violenza e credo che la motivazione di tale riluttanza nel definirle “scabrose” stia tutta nel messaggio intrinseco.

Foto di Sally Mann

I figli di Sally Mann non provocano ilarità, non appaiono strumentalizzati né tantomeno caricature di se stessi. Appaiono piuttosto come un misterioso e affascinante veicolo di un messaggio che va oltre l’estetica: si parla di un mondo surreale per evocarne uno terreno intriso di dubbi e paure.

Stessa cosa per Tierney Gearon, fotografa americana che nel suo libro Alphabet Book ha intrapreso un viaggio coi propri figli più piccoli che hanno collaborato con la madre nel creare scene per ogni lettera dell’alfabeto. Lei stessa rivendica la totale libertà delle immagini “All of the images were taken on school holidays or traveling on family trips. I would pack up the car and fill our luggage with all kinds of things, always was ready for anything and everything. We would play, set things up and then the magic would either happen — or not.”

Foto di Tienrey Gearon

Esempio di come un figlio, superato il primo anno di vita, possa diventare soggetto attivo di fronte all’obiettivo e creare la propria scena, scegliere cosa indossare e cosa fare; più che un progetto fotografico, questo, è un esempio pedagogico di come la fotografia, se fatta con criterio, possa istruire e formare.

Ultimo esempio che cito è Alain Laboile, fotografo francese padre di sei figli dei quali ha documentato l’infanzia attraverso la fotografia: “Day to day I create a family album that constitutes a legacy that I will pass on to my children. My work reflects our way of life, revolving around their childhood. My photographs will be the testimony of that. In a way my approach can be considered similar to the one of an ethnologist”. Le sue fotografie sono volte a studiare il mondo dei propri figli, il quotidiano susseguirsi di situazioni nelle quali ognuno di loro trova uno spazio per crescere.

Foto di Alain Laboile

Foto di Alain Laboile

Concludo ponendo un quesito a genitori e fotografi presi a diffondere in maniera spasmodica le immagini di cuccioli umani: pensate se un giorno i vostri figli ciccioni, buffi e divertenti, raggiunto il diciottesimo anno di età vi chiedessero un risarcimento per quelle foto che avete scattato loro e pubblicato, potreste biasimarli?

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Claudia Gori

Informazioni su Claudia Gori

Sono nata nel 1986 in Toscana. Da bambina capisco di avere una buona dose di creatività che nascondo sotto al tappeto durante tutti gli anni di studi universitari (in giornalismo) che mi volevano seria e diligente e durante gli anni di tirocini e lavori veri che mi vedevano timbrare il cartellino e fare riunioni col capo. Poi ho scoperto che i tappeti sono pieni di polvere e assorbono troppa luce. Li ho tolti tutti e ho trattenuto solo qualche amico e una macchina fotografica. Adesso non ho tappeti a casa: fotografo per me, per un progetto editoriale che si chiama Anatomia dei Sentimenti e anche per chi da un prezzo alle mie foto, perché no.
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