Poi scopri la vergogna del trionfo…

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Diciamo la verità: tu, elettore di centrosinistra, hai avvertito un senso di spaesamento ieri sera, quando venivano diffusi le prime proiezioni. I numeri andavano ben oltre i già positivi exit poll. Per la prima volta nella vita hai provato la sensazione di doverti giustificare davanti a una tale vittoria.

È stato provato poi quel sentimento vicino alla vergogna per aver disintegrato la concorrenza, che pure diffondeva sicumera, a partire dall’hashtag #vinciamonoi, che passerà alla storia quanto a quell’#enricostaisereno ideato da Renzi. Da persona ancestralmente affezionata alla sconfitta, hai avvertito un senso di vuoto, di dubbio, quasi di panico, perché ha realizzato la fine di un’abitudine consolidata: l’analisi della sconfitta post elettorale.

Un elemento che ha unito intere generazioni di elettori progressisti, dal Partito comunista italiano, passando per il Partito dei democratici di sinistra, e per Democratici di sinistra alleati con la Margheriti, per finire poi con il Partito democratico.

L’assenza della riflessione sulla sconfitta è qualcosa di spiazzante come un disco dei Radiohead.

Nell’anno di grazia 2014, il giorno 25 maggio, hai compreso che le elezioni si possono addirittura vincere. Ma proprio vincere in maniera netta, schiacciante. Che quasi pensi: “Oddio ‘sta responsabilità mica l’avevo chiesta”. Si acuisce così la già citata la vergogna del trionfo. E si torna a letto con il sorriso stolido di chi crede di essere ubriaco.

La mattina successiva, però, tutto viene confermato: il centrosinistra ha stravinto. Solo che poi ti viene in mente una cosa. Il trionfo, di cui l’elettore si era vergognato per le dimensioni, crea un ulteriore sentimento di vergogna, che prende venature di frustrazioni. L’assurdo mondo parallelo in cui vince la sinistra è un po’ strano. Perché quella sinistra ha una guida che l’elettore ha tendenzialmente scrutato con diffidenza. Anzi lo ha criticato apertamente, pensandolo come un colonizzatore delle tue terre (politiche, si intende).

Così, diciamo la verità, realizzi che in fondo è come vincere il Mondiale con Lippi, che proprio non hai mai sopportato. Gioisci, ma… capisci che in fondo, dentro di te, hai perso di nuovo. E puoi cimentarti, senza fartene accorgere, nell’arte di analizzare la sconfitta.

ipse dixit

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