Quel che resta di Grillo da Vespa

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Il selfie di Vespa e Grillo

La partita era annunciata senza storia: Beppe Grillo contro Bruno Vespa. Il pronostico era quasi superfluo, visto che da un lato c’era il brillante showman senza peli sulla lingua, dall’altra era seduto il grigio giornalista che ha attraversato indenne tutte le ere del potere italiano. I bookmaker, forse, nemmeno avrebbero quotato l’evento, perché non poteva esserci storia.

Eppure l’esito finale, riconosciuto in modo quasi unanime dagli osservatori, è stato quello di una “sconfitta” per il leader del Movimento 5 Stelle. Beninteso, l’intervista a Porta a Porta non ha fatto perdere un voto a Grillo, come era prevedibile. Tuttavia, non è riuscito lo sfondamento delle linee nemiche, quella crescita nell’elettorato moderato che avrebbe garantito il primato alle prossime Europee al Movimento 5 Stelle.

Grillo ha cercato di indossare, almeno in un primo momento, una maschera meno ruvida, proprio per dimostrare di “non essere Hitler”. Una strategia di comunicazione riuscita a metà, perché non è la sua dote. Alla fine, infatti, la natura polemica e accalorata ha preso il sopravvento. E a quel punto si pensava potesse far un sol boccone del suo dirimpettaio. Invece niente.

La vittoria mediatica di Bruno Vespa è stata ancora più sorprendente, perché è arrivata senza alcun colpo di scena da parte del giornalista: non ha nemmeno lontanamente provato a scendere sul terreno del leader del M5S, dove sarebbe stato sopraffatto.

Vespa si è accomodato di fronte a Grillo, lasciandolo parlare a lungo, interrompendolo al momento giusto e con piglio deciso. Il conduttore di Porta a Porta ha conservato l’aplomb che piace ai suoi spettatori, conferendogli il prestigio di essere a capo della cosiddetta Terza Camera.

Ha trattato l’ex comico con una sorta di benevolenza paterna, del genitore che colloquia con il figlio ribelle, cercando di ricondurlo alla ragione evitando lo scontro aperto. Perché una collisione netta avrebbe potuto provocare lo scatto d’ira del discolo a 5 Stelle, facendo terminare l’intervista in “caciara”, in un guazzabuglio di insulti rivolti al “Vespa berlusconiano”, “simbolo (o peggio) del potere”, che forse molti attivisti del M5S avrebbero gradito e non avrebbero fornito un responso chiaro.

Insomma, il giornalista ha saputo tenere il timone, sterzando al momento giusto mentre l’intervistato sciorinava parole, talvolta rendendo incomprensibili i concetti espressi. E l’esempio più rilevante sé verificato quando ha invitato Grillo “a fare attenzione a non bagnarsi” mentre beveva.

L’intervista ha sostanzialmente decretato l’immarcescibile qualità moderata, di stampo democristiano, che riesce a superare anche gli scogli aguzzi dei rivoluzionario a 5 Stelle.

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