Storie di banane, fra prezzi alle stelle e punizioni (forse) abolite

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Sorge spontanea ogni domanda adesso che il mondo s’è arrovesciato. Ci si sofferma a volte su questioni delicate, altre su teorie utili per salvare il pianeta; e, fra i casi che hanno colpito l’immaginario collettivo negli ultimi tempi c’è pure quello del terzino (ma a tutti adesso piace dire “esterno basso”) del Barcellona, Dani Alves, che al qualunquista da spalti che gli ha lanciato una banana ha replicato raccogliendo il frutto, mangiandolo e rispondendo con un grazie, perché l’“iniezione” di potassio che gli ha dato la “musa acuminata” l’ha reso più forte, permettendogli di regalare due assist vincenti per la sua squadra. Insomma, se l’è “mangiato con un paio di bocconi” quell’“imbecille del giorno” che si nasconde dietro la parola tifoso.
Ovvio, il gesto di Dani Alves ha dato il “la” a molti, e adesso chi mangia una banana pare esser diventato antirazzista. Davanti ai fotografi una se l’è mangiata il premier Matteo Renzi, una Marilò Montero, presentatrice spagnola d’un gruppo radiotelevisivo forte e perfino Mario Balotelli s’è prodotto nell’autoscatto di rito. E chissà quanti seguiranno la moda del momento, mentre già immaginiamo che a breve s’impenneranno i prezzi d’un frutto che fino a poco tempo fa veniva definito “fallico” e protagonista di parodie più o meno volgari.

Alcuni degli “scatti” di solidarietà che riprendono il gesto di Dani Alves.

L’interrogativo diventa semplice: ora che la banana diventa simbolo di antirazzismo, i tifosi che si recano allo stadio con la mega-banana di plastica per mostrarla agli antagonisti di circostanza consigliando dove poggiarla, saranno puniti come in passato? Non è un arcano, ma la perfetta istantanea d’una high society abituata a pascolare molto e ragionare poco. Dài, andiamoci a consolare con la Playstation, magari su Fifa 14 già troviamo il calciatore del Barcellona con la banana in mano, in attesa d’una gratificazione pubblicitaria di qualche azienda del comparto ortofrutticolo.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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