L’allarme di Amref: di austeritá muore la sanitá

Pubblicato il da

Foto di Amref Italia

Scena prima:

Un villaggio, Costa d’Avorio, Africa, 2014:

– “Pronto dottore, mia moglie sta per partorire!”

– “Mi spiace davvero, ma devo curare 999 persone prima di sua moglie”.

Questo scambio di battute, è, chiaramente, frutto di fantasia ma soprattutto una semplificazione. Per prima cosa, questa telefonata non può avvenire per mancanza di mezzi.

Invece, il dato che ne emerge è amaramente reale: nei paesi più poveri dell’Africa subsahariana, la percentuale di ostetriche pro capite è di 1 a mille, secondo i più recenti dati dell’Organizzazione mondiale della sanità

(http://www.who.int/bulletin/volumes/87/3/08-051599-table-T2.html).

Cambio di scena.

Ospedale, Italia, 2014:

– Mohamed puoi farmi questo prelievo? Mohamed?

– Moahmed non c’è più, si è trasferito in Germania.

Questo dialogo è più realistico, un po’ per la miopia di alcuni medici che non si accorgono nemmeno che Ippocrate è trapassato, un po’ perché l’altra notizia allarmante è che nel 2020, secondo la Commissione Europea, avremo una carenza di 1 milione di operatori sanitari, e non in Africa, ma in Italia, dove il fabbisogno annuale di nuovi operatori sanitari è di oltre 30mila unità. Negli ultimi dieci anni i famigerati migranti hanno colmato questa voragine, e sono aumentati di 15 volte tanto, ma la tendenza si è invertita negli ultimi due anni, con un dimezzamento degli aspiranti infermieri stranieri. Non solo, il 20% degli infermieri italiani vorrebbe cambiare lavoro.

Terza (e ultima scena)

Test per l’ingresso a medicina, Italia, 2014:

– “Rispondete bene ragazzi, tanto, da qualche parte, qui in Italia, vi piazziamo”

Questa frase, secca, poco meritoria e veramente italianissima, potrebbe pronunciarla un qualunque professore o addetto segreteria durante le affollatissime prove per l’ingresso a numero programmato a medicina. In Italia, una nazione grande più o meno come uno stato medio piccolo dell’Africa, ci sono 215.000 medici. In tutta l’Africa, parliamo dell’interezza di quel triangolo puntuto che ci si scorge appena sporgendosi dalla Sicilia, ce ne sono 174.500.

È AMREF, organizzazione non governativa tra le più note ed efficaci, che, ancora una volta sottolinea quanto la carenza di operatori sanitari sia endemica e massacrante. Lo fa ogni giorno in silenzio lì dove lavora ma questa settimana manifestatamente con due eventi: il 7 aprile a Roma e il 10 a Milano durante la seconda settimana mondiale dedicata al personale sanitario.

AMREF è impegnata nel progetto “Personale sanitario per tutti e tutti per il personale sanitario” (http://www.manifestopersonalesanitario.it) – sostenuto dal Ministero Affari Esteri. Si legge nel comunicato: le popolazioni dell’Africa, in particolare nella fascia sub sahariana, sono quelle che maggiormente sopportano il peso delle principali malattie infettive o trasmissibili esistenti al mondo. L’aspettativa di vita è di 56 anni. Condizioni strettamente connesse alla povertà e all’impossibilità dei governi di rispondere in modo adeguato e congruente ai bisogni di salute della popolazione. Il brain drain di personale sanitario da parte dei paesi più ricchi non fa che aggravare ulteriormente il problema.

Quindi, nonostante sulla bocca di tutti si legga l’espressione tanto in voga “fuga di cervelli”, esiste anche, letteralmente, la premitura di cervelli esteri. Il nostro Paese ha firmato un patto con L’Organizzazione mondiale della sanità secondo cui ogni Paese è chiamato a investire nella formazione interna di operatori sanitari piuttosto che drenare personale qualificato in altri Paesi – europei e non – dove i sistemi sanitari sono più deboli, a formare e tutelare gli operatori sanitari migranti e a sostenere lo sviluppo dei sistemi sanitari nei paesi più poveri

L’ong sente il bisogno di poter scrivere nuovi dialoghi per i pazienti, gli operatori sanitari e la società tutta, si legge ancora che è necessario ribadire che c’è urgenza di rivedere le politiche di austerity e quelle di aiuto allo sviluppo; puntare su un mercato unico europeo che tuteli la libertà di movimento, ma che incentivi anche un’equa distribuzione degli operatori sanitari; rilanciare le indicazioni del Codice dell’Organizzazione mondiale della sanità per rimettere una prospettiva di salute pubblica al centro del dibattito sullo sviluppo e la mobilità del personale sanitario.

In fondo, a ben guardare, un altro copione è possibile:

Kilimanjaro Christian Medical Centre, Moshi, Tanzania, Africa, 2014

“Pronto mia moglie sta per partorire?”

– “Molto bene, arrivo subito”, risponde sicuro il Dottor Asrat Mengiste che, nonostante le enormi difficoltà, ha effettuato 1.702 consultazioni e 801 operazioni durante 80 viaggi di sensibilizzazione negli ultimi dodici mesi e aggiunge, “Fare la differenza nella vita di molte persone disperate della nostra regione mi rende orgoglioso di me stesso”.

Sipario.

Le altre storie di successo di AMREF  qui: http://amref.org/

Questo articolo è stato pubblicato in Vorrei la pelle nera e contrassegnato come , , da Giulia Maria Falzea . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Aggiornato alle ore 13:46
Giulia Maria Falzea

Informazioni su Giulia Maria Falzea

All’anagrafe ho tre nomi dal gusto vagamente religioso: Giulia Maria Benedetta, il che, crea in me parecchie confusioni esistenziali e interpretative. Infatti tre sono le sole cose su cui non nutro dubbi: non sono religiosa, sono (tristemente) di sinistra e mi piace la pasta al sugo. Vengo dal sud soleggiato e disperato insieme, ho vissuto a Bologna, Londra, Roma, Milano e Bari: tutti posti in cui mi sento a casa, sebbene sono e resto una migrante. Ecco perché quello di cui scrivo sono le storie migranti. Da bambina la mia Barbie preferita era una stangona “color di cioccolata” chiamata Dambisa, ecco perché il mio spazio su Sfera Pubblica si chiama: Vorrei la pelle nera. So cucinare, ho un cane bassotto, e coltivo relazioni sentimentali instabili. Al mio funerale deve essere suonata questa canzone: Nina Simone – Ain't Got No, I Got Life
ipse dixit

Alfano parla di carcere per chi sceglie l’utero in affitto. Ma il ministro lo sa che in Italia questa pratica è già vietata dalla legge 40? continua

Monica Cirinnà, relatrice del ddl sulle unioni civili
21 aprile 2015 | Giovedì 23 aprile – ore 18,00 Libreria Ibs Via Nazionale, 254 – Roma Presentazione del libro “Il Creasogni” di Simone...